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Rula Jebreal e Julian Schnabel citati negli Epstein Files

Rula Jebreal e Julian Schnabel citati negli Epstein Files: i documenti e il contesto delle menzioni

Rula Jebreal e Julian Schnabel citati negli Epstein Files
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Quando Jeffrey Epstein uscì dal carcere nel luglio del 2009, dopo aver scontato una condanna a 13 mesi per induzione alla prostituzione minorile, il suo problema non fu soltanto tornare libero: fu tornare presentabile. Nonostante fosse già identificato pubblicamente come sex offender, l’ex finanziere si mosse rapidamente per ricostruire una rete sociale e relazionale fatta di celebrità, figure del mondo economico e ambienti culturali di alto profilo.

I documenti contenuti negli Epstein Files mostrano che Epstein avviò un vero e proprio percorso di “reinserimento” nell’alta società. Tra i nomi che tornano con insistenza nelle carte figurano anche quelli del pittore e regista Julian Schnabel e della giornalista e scrittrice Rula Jebreal, la cui presenza nei documenti viene registrata più volte.

Schnabel e Jebreal: i nomi che ricorrono nei file e l’ombra degli eventi mondani

All’interno dei documenti, il nome di Julian Schnabel compare decine di volte, così come quello di Rula Jebreal. Le ripetizioni, però, non equivalgono automaticamente a una prova di frequentazione diretta e stabile: in molti casi si tratta di inviti, liste di partecipanti o riferimenti indiretti legati a eventi pubblici e privati.

Uno dei documenti più rilevanti citati nella revisione delle carte è una mail datata 25 agosto 2010 che contiene una lista di invitati per una “colazione per lo Yom Kippur” nella residenza newyorchese di Epstein nell’Upper East Side. In quella lista, tra i nomi indicati come partecipanti che avrebbero accettato, figura anche Schnabel. Tuttavia, i documenti non permettono di stabilire con certezza se l’artista abbia effettivamente preso parte all’evento.

Nei file compaiono inoltre riferimenti a inviti per serate cinematografiche e proiezioni speciali, dove Schnabel e Jebreal risultavano presenti come coppia. Questo suggerisce che Epstein fosse quantomeno incluso nei circuiti sociali che ruotavano attorno al mondo del cinema e dell’arte contemporanea.

Tra Hollywood e jet set globale

Altri documenti fanno riferimento a eventi legati alla promozione del film Miral, diretto da Schnabel e tratto dal romanzo autobiografico di Jebreal, che ne firmò anche la sceneggiatura. Tra questi compare un doppio invito datato 9 e 10 dicembre 2010: il primo, a nome della Weinstein Company insieme a Schnabel e Jebreal, era per una proiezione speciale; il secondo era per un incontro con l’autrice.

La location indicata per l’evento era la residenza newyorchese di Amalia Dayan e Adam Lindemann. Anche in questo caso, i documenti non consentono di verificare se Epstein partecipò effettivamente. Ma il riferimento alla Weinstein Company introduce un ulteriore elemento simbolico: l’intreccio tra mondanità culturale e figure poi travolte da scandali.

Un’altra email datata 5 gennaio 2011 mostra Siegal inoltrare a Epstein un articolo dell’Huffington Post relativo a un party di ricchi e famosi nell’isola caraibica di Saint Barts. L’articolo descrive una concentrazione estrema di miliardari e celebrità, con yacht, feste e nomi di primo piano del mondo dello spettacolo. Nel testo si cita anche la presenza di Schnabel e Jebreal tra gli invitati che ballavano durante l’evento.

Nel messaggio di accompagnamento, Siegal scrive a Epstein in tono familiare e amichevole, chiedendogli cosa ne pensasse della versione finale dell’articolo. Il dettaglio suggerisce non solo che Epstein venisse tenuto aggiornato sulle dinamiche del jet set internazionale, ma anche che la sua rete continuasse a orbitare attorno a eventi dove status e visibilità erano la vera valuta.

Il ruolo di Peggy Siegal

La figura di Peggy Siegal emerge dai file come una delle chiavi del tentativo di Epstein di recuperare credibilità nel mondo dell’intrattenimento e della mondanità newyorchese. Siegal, considerata una delle più influenti PR della scena cinematografica statunitense, avrebbe lavorato per ricostruire la rete di relazioni del finanziere, mantenendolo aggiornato su eventi culturali e occasioni sociali frequentate da personalità di primo piano.

La corrispondenza contenuta negli Epstein Files descrive un rapporto diretto e confidenziale tra Siegal ed Epstein, con comunicazioni frequenti e aggiornamenti su festival, feste e appuntamenti esclusivi. I documenti restituiscono l’immagine di un Epstein intenzionato a tornare a essere presente nei circuiti che contano, facendo leva su figure in grado di aprire porte anche dopo la condanna.

Il quadro che emerge è quello di una strategia di normalizzazione: non

tanto un ritorno alla vita pubblica ufficiale, quanto un lento reinserimento attraverso inviti privati e contesti elitari, dove reputazione e potere possono spesso essere ricostruiti lontano dall’opinione pubblica.

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