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Sorelle Gucci contro la madre. Tutta una questione di soldi

Alessandra e Allegra devono dare 4 milioni a Patrizia Reggiani. Quei "buoni rapporti" saltati per i diritti negati sul patrimonio

Sorelle Gucci contro la madre. Tutta una questione di soldi
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«Ironia feroce», «uno Stato che costringe le figlie ad arricchire l’assassina del padre»: così sabato Allegra ed Alessandra Gucci hanno commentato la sentenza della Cassazione che ha confermato il loro obbligo a versare 4 milioni di euro alla madre Patrizia, condannata come mandante dell’omicidio del padre Maurizio. La Cassazione ha confermato la validità di un accordo («non era segreto», dicono le due sorelle: ma non se ne era mai saputo nulla) e nei giorni scorsi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha lasciato in vigore sentenza e accordo. La veemente reazione delle figlie di Gucci parla di «ricatto» e trasuda risentimento verso la madre. Risentimento più che comprensibile, trattandosi della persona che le ha rese orfane anzitempo. Ma che contrasta singolarmente con quanto le due donne avevano messo per iscritto appena un anno fa, il 12 maggio 2025, nell’istanza con cui chiedevano al tribunale civile di Milano di essere nominate amministratrici dell’ingente patrimonio della madre. In quell’istanza, il delitto di trent’anni fa appariva un capitolo ormai remoto, e Alessandra e Allegra dichiaravano a più riprese il loro amore per Patrizia, attribuendo i suoi errori - anche quelli successivi all’omicidio e alla condanna al suo essere una «falena» attratta dall’oscurità anzichè dalla luce. Lo stesso accordo del 2023 che venerdì le Gucci definiscono «l’accordo che le sorelle hanno dovuto firmare a causa della condotta dello Stato », paragonandolo al riscatto pagato dai parenti di un sequestrato, veniva invece descritto nell’istanza come la prova dell’amore che regnerebbe in famiglia: «Anche i procedimenti civili pendenti fra madre e figlie si sono conclusi nel febbraio 2023 con un accordo tombale, a conferma della ritrovata armonia. Tale accordo è stato concluso nel rispetto del legame parentale ristabilito e con il solo obiettivo di tutelare la serenità della beneficiaria ». Nell’istanza Alessandra e Allegra rivendicavano di essere state accanto alla madre anche durante la detenzione, spiegando che i rapporti si erano guastati solo quando la madre dopo la liberazione era stata plagiata da un ex compagna di cella, una vicenda che «ha scosso e spaventato Alessandra e Allegra al punto da costringerle a chiudere ogni rapporto». La richiesta di interdire Patrizia e poi la denuncia contro gli amministratori di sostegno vennero fatte «per salvare la madre». In questi anni, «i rapporti tra Patrizia Martinelli Reggiani e le due figlie sono tornati a essere più solidi di prima, caratterizzati da affetto, stima, supporto e rispetto », consacrati dall’accordo del 2023, raggiunto in nome «della ritrovata armonia familiare ».

Cosa è cambiato, in un anno, perchè lo stesso accordo venga spiegato come la conseguenza di un ricatto vero e proprio, in cui «lo Stato le stava consegnando alla mercè di chi aveva ordinato la morte di loro padre»? Apparentemente nulla. Tranne che il tribunale di Milano, nel luglio 2025, ha respinto la loro richiesta di essere nominate amministratrici del patrimonio della mamma.

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