Sono trascorsi due giorni dalla drammatica notizia della morte di cinque italiani che stavano facendo attività subacquea alle Maldive. Nonostante l'impegno dei sommozzatori, i corpi non sono stati ancora recuperati. Al momento, è stato riportato in superficie soltanto il cadavere di Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo di Padova.
Al momento non sappiamo ancora che cosa possa aver provocato la morte dei nostri connazionali. A impedire la risalita delle cinque vittime, impegnate in un'immersione profonda nell'atollo di Vaavu – per la precisione nei pressi della località di Alimathaa – potrebbero essere state diverse cause. Tra queste anche un problema alla miscela dell'ossigeno presente nelle bombole.
Adesso sappiamo che per l'equipaggio dello yacht Duke of York, una delle imbarcazioni della società Luxury Yacht Maldives per il tour operator Albatros Top Boat, erano a disposizione bombole con una sostanza chiamata Nitrox. Il Nitrox è una particolare miscela che combina azoto e ossigeno, e viene impiegata proprio nelle immersioni subacquee. Simula l'aria che respiriamo ogni giorno, ma con una differenza. Mentre l'aria atmosferica possiede il 21% di ossigeno, il Nitrox ne contiene tra il 32% e il 36%. Questo è il motivo per il quale viene chiamato anche "aria arricchita di ossigeno", ossia Enriched Air Nitrox (EAN). In commercio, dunque, si trovano più comunemente l'EAN32 e l'EAN36.
Un problema alle bombole potrebbe aver determinato la morte di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri.
Il Nitrox viene comunemente impiegato nelle immersione poiché in questo modo il subacqueo assorbe una minore quantità di azoto. Di solito è utilizzato per le immersioni ricreative che rientrano in profondità moderate, ossia circa 30 metri. Ovviamente i sub fanno dei corsi per imparare a operare con questa miscela.
Malgrado presenti molti vantaggi – come quello di far sentire meno stanchi i subacquei – l'ossigeno, infatti, può diventare tossico quando si raggiungono profondità elevate. A fare la differenza è la "pressione parziale" dell'ossigeno: quando si superano i limiti consentiti, ossia oltre 1,4 ATA, c'è il rischio che questo diventi tossico. I problemi riscontrati sono a livello neurologico. Si avvertono sintomi come vertigini, disturbi visivi, contrazioni muscolari e convulsioni. Avere simili crisi sott'acqua può purtroppo portare all'annegamento.
Il gruppo
di italiani è stato trovato a 50 metri di profondità, dunque oltre la soglia considerata "ricreativa". Una delle possibili cause della loro morte potrebbe proprio essere stata la tossicità dell'ossigeno.