È passato quasi un mese dal deragliamento del tram 9 che ha provocato due morti e decine di passeggeri feriti. Un incidente, avvenuto nel cuore della città, tra via Vittorio Veneto e via Lazzaretto, che è stato un vero e proprio choc per Milano. Da giorni i cittadini, e anche gli addetti ai lavori, si interrogano sulle cause dell'evento: e se questo sia imputabile a una distrazione dell'autista, dovuta all'uso del cellulare, a un malore, come da lui affermato, oppure se vi sia alla base un malfunzionamento nei comandi del mezzo di trasporto. A breve sarà proprio l'autista a rispondere, in parte, a questi interrogativi. Il 60enne Pietro M., che inizialmente si era avvalso della facoltà di non rispondere ("sono sotto choc", aveva affermato), è pronto a raccontare la sua versione dei fatti agli inquirenti. Verrà accompagnato all'appuntamento in procura, che ancora deve essere fissato, dalle pm Corinna Carrara ed Elisa Calanducci, dai suoi avvocati Mirko Mazzali e Benedetto Tusa. Quel giorno metterà in fila gli eventi che, a suo parere, hanno determinato il deragliamento.
I "dodici secondi" tra la telefonata e lo schianto
Nel frattempo il 60enne ha chiesto all'Azienda dei Trasporti Milanesi di non guidare più i mezzi pubblici e di essere spostato ad altre mansioni amministrative all'interno degli uffici. La Procura di Milano intanto ha disposto il sequestro del cellulare di un altro dipendente di ATM che avrebbe ricevuto messaggi dall'indagato poco dopo l'ora dell'incidente avvenuto intorno alle 16.10. Nei giorni scorsi alcuni quotidiani hanno rivelato l'indiscrezione che sarebbero trascorsi solo "dodici secondi" (o forse ancora meno, ricostruiscono) tra la fine dell'ultima telefonata dell'autista con un collega, e l'incidente del tram che è deragliato fino a schiantarsi contro un palazzo a Milano. Nel registro delle chiamate del collega ci sarebbe una telefonata da 3.40 minuti, effettuata fino alle 16.11 e circa 13 secondi di quel tragico pomeriggio, quindi davvero poco tempo prima dello schianto avvenuto alle 16.11 e 25 secondi, stando almeno alla dash cam di un taxi che ha ripreso la scena. Per la difesa dell'autista, invece, la comunicazione tra i due conducenti "si sarebbe interrotta almeno un minuto e mezzo" prima dell'incidente, anche se per dirimere la questione sarà fondamentale l'incrocio dei dati del gps (per stabilire l'esatta posizione del tram al momento della telefonata) con quelli del traffico dati. Posto che l'essere al telefono alla guida di un mezzo pubblico costituisce un illecito, vietato dalle direttive Atm, che infatti ha parlato di "violazione gravissima dei regolamenti interni e delle norme di sicurezza, nonché del codice della strada".
Il malore e la cloche tirata indietro
L'autista, secondo quanto raccontato ai suoi avvocati ma non messo a verbale (finora), avrebbe - a causa del malore - forse spinto indietro la cloche del tram: un'azione che aumenta la velocità del mezzo. Sempre secondo il suo racconto, la telefonata col collega avrebbe avuto al centro un infortunio subito a inizio turno, una mezz'ora prima del mancato scambio dei binari: sollevando la carrozzina di un passeggero disabile, si sarebbe fatto male all'alluce del piede sinistro. Si accerterà se questo incidente, non segnalato alla centrale operativa dell'azienda dei trasporti, possa avergli provocato davvero una "sincope vasovagale" che gli avrebbe "fatto vedere tutto nero".
L'analisi della scatola nera
Sarà comunque fondamentale l'analisi della scatola nera, che rivelerà con precisione i dati necessari alla prosecuzione dell'inchiesta. Per il momento emerge dalle ricostruzioni di stampa che il mezzo viaggiasse a 50 chilometri orari, una velocità in cui, in un secondo, se anche si aziona il freno, il tram percorre circa quaranta metri prima di stopparsi.
Il punto fondamentale sarà capire se una eventuale distrazione dovuta alla telefonata possa avere influito sulla velocità, malore a parte. E se il conducente avesse, a quel punto, tempo sufficiente per rallentare fino alla fermata, poi tragicamente manca, fino al mancato scambio dei binari e allo schianto.