La Luna è più vicina. Il successo della missione Artemis II, conclusasi ieri, spalanca le porte alla prosecuzione del programma che dovrebbe lasciare di nuovo l'impronta di un uomo sul suolo lunare. E apre una pagina di nuovo ottimismo - sentimento così prezioso in questo momento storico - sulla possibilità di riconnette la nostra idea stropicciata di futuro a quella entusiasmante che se ne aveva negli anni Sessanta, quando l'umanità condivideva l'idea di un progresso incessante e inesorabile ma in fondo felice.
I dati raccolti in questa missione, ha detto l'amministratore capo della Nasa Jared Isaacman, «sono preziosi per preparare Artemis III» alla quale, ha aggiunto, si inizierà a lavorare già da questo mese al Kennedy Space Center. La risposta più importante che ha dato il viaggio dei quattro astronauti della Nasa attorno alla Lune è che la navetta Orion si è dimostrata un vettore sicuro e affidabile dall'inizio alla fine della missione.
Missione che si è conclusa ieri attorno alle 2 di notte italiane, quando la capsula Orion è ammarata placidamente nell'oceano Pacifico, a Sud-Ovest di San Diego, in California, dopo essere stata rallentata
nell'ultimo tratto dai paracadute. Gli statunitensi Reid Wiseman, Victor Glover Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen sono usciti uno dopo l'altro dalla loro casa per dieci giorni ma contrariamente a quanto previsto sono stati recuperati da gommoni condotti da sommozzatori e portati sulla nave di recupero, dove i quattro sono stati sottoposti ai controlli medici previsti dal protocollo. Le forti correnti non hanno infatti consentito la stabilizzazione della navetta, che non è stata condotta come da programma alla nave. All'ammaraggio di Orion ha assistito in diretta tv anche il presidente Usa Donand Trump, che ha voluto commentare l'evento con un messaggio su Truth: «Congratulazioni al grande e talentuosissimo equipaggio di Artemis II. L'intero viaggio è stato spettacolare, l'atterraggio è stato perfetto e, in qualità di presidente degli Stati Uniti, non potrei esserne più orgoglioso! Non vedo l'ora di vedervi tutti presto alla Casa Bianca. Lo rifaremo e poi, prossimo passo: Marte!».
Al netto dello smodato entusiasmo del tycoon, la missione Artemis II si è conclusa con alcuni record non trascurabili. Intanto la navetta Orion è stata la prima a surfare sull'orbita lunare dai tempi delle missioni Apollo, conclusesi nel 1972. Poi i quattro astronauti hanno riscritto il primato della maggiore distanza dalla Terra mai raggiunta da un essere umano, avendo toccato i 406.777 chilometri contro i 400.171 dell'Apollo 13 nel 1970. «Si è trattato di una missione perfetta - ha detto Isaacman subito dopo l'ammaraggio -. Sono
senza parole, è stato un momento incredibile, il risultato di un grande lavoro di squadra, anche con i nostri partner internazionali». Tra i Paesi partner dell'agenzia spaziale americana c'è anche l'Italia, grazie a un recente accordo per cui l'Agenzia Spaziale Italiana dovrebbe collaborare alla realizzazione di un modulo per la futura base sul suolo lunare.
«Stiamo costruendo una presenza duratura sulla Luna», ha aggiunto Isaacman. Secondo i nuovi piani della Nasa, una base permanente sulla Luna, la Gateway, dovrebbe essere costruita entro il 2032, anche se la Nasa ha provvisoriamente accantonato il progetto. Nel frattempo ci sarà la missione Artemis III, che non porterà astronauti nell'orbita lunare ma si limiterà a esplorare l'orbita bassa terrestre per sperimentare un programma di attracco ai lander lunari delle aziende private SpaceX e Blue Origin, mentre nel 2028 la missione Artemis IV dovrebbe portare gli astronauti a camminare sulla Luna come non accade dal 1972.
La gara è con la Cina, che sta andando avanti a tappe forzate nel suo programma spaziale e che, in attesa dello sbarco sulla Luna, previsto nel 2030, ha già il suo lander nell'orbita lunare, il Lanyue, molto simile alla navetta Orion.