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Caos Messico: guerriglia narcos e decine di morti

"El Mencho" individuato durante la visita a un’amante. Incendi e blocchi stradali, disordini nel Paese

Caos Messico: guerriglia narcos e decine di morti
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La morte di El Mencho non è stata un incidente di percorso, ma una decisione politica e militare, secondo fonti di intelligence statunitensi e messicane consultate da Il Giornale. Dopo cinque tentativi falliti, tra elicotteri abbattuti, imboscate e centinaia di vittime tra militari e civili, il capo del Cártel Jalisco Nueva Generación (CJNG) era ormai considerato un obiettivo da neutralizzare e non da processare. Aveva trasformato il terrore in un metodo di governo criminale, ricorrendo a narco-blocchi simultanei, autobus e camion incendiati per paralizzare intere regioni, oltre ad attacchi coordinati contro banche, stazioni di servizio e infrastrutture strategiche. Una strategia concepita per dimostrare che il CJNG fosse un potere armato in grado di colpire lo Stato quando e dove voleva. Inoltre, essendo tra i responsabili dell'esplosione del traffico di metamfetamine e fentanyl verso gli Stati Uniti, El Mencho era il nemico pubblico numero uno di Washington.

Secondo il bilancio ufficiale aggiornato a ieri sera, l'operazione contro El Mencho ha causato almeno 62 morti, di cui 25 militari, con 70 arresti e 85 blocchi stradali ancora attivi in tutto il Messico. In numerosi Stati, tra cui Jalisco, Michoacán, Nayarit, Quintana Roo e Colima, uffici pubblici, tribunali, scuole e università sono rimasti chiusi per il timore di nuove rappresaglie. A Guadalajara, a causa degli scontri armati nelle zone circostanti, oltre mille turisti sono stati costretti a trascorrere la notte all'interno dello zoo cittadino, dove le autorità hanno predisposto misure di protezione. Sul piano interno si è aperta una delicata guerra di successione. L'erede designato è Juan Carlos Valencia, figliastro di El Mencho e figlio di Rosalinda González Valencia, nota come La Jefa, ma il suo controllo potrebbe essere messo in discussione dai capi regionali del CJNG, El Sapo, El Jardinero, Tío Lako o Doble R, in un contesto segnato da rivalità e faide interne.

L'impatto dell'eliminazione del boss non si ferma però ai confini messicani. Il CJNG è una delle organizzazioni criminali più transnazionali dell'America Latina, con ramificazioni in Centro America, nei Caraibi e nel Cono Sud. Le conseguenze sono già visibili in Ecuador, dove gruppi come Los Choneros e Los Lobos stanno ridefinendo alleanze e rotte del narcotraffico. Dagli Stati Uniti è arrivato anche il messaggio politico più esplicito. «Il Messico deve intensificare la lotta contro i cartelli e la droga», ha scritto Donald Trump su Truth, confermando che la sicurezza resta un dossier centrale nei rapporti bilaterali.

Ed emergono nuovi dettagli sull'operazione. El Mencho sarebbe stato individuato durante una visita a un'amante grazie a un infiltrato nella sua cerchia, come ha rivelato il ministro della Difesa, il generale Ricardo Trevilla. Il quotidiano El Universal ha inoltre riferito che il leader del CJNG disponeva di un ospedale privato nello Stato di Jalisco, dove si curava per una grave insufficienza renale.

Nelle 36 ore successive alla sua eliminazione, il cartello ha reagito con una violenza senza precedenti, attaccando obiettivi civili e istituzionali in almeno 19 Stati. Durante le operazioni di contenimento di ieri è stato ucciso anche Hugo H, alias El Tuli, braccio destro di El Mencho e principale contabile dell'organizzazione criminale.

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