La class action intentata dalle vittime di Jeffrey Epstein contro Bank of America ha infine spinto l'istituto di credito a trovare un accordo per chiudere la vicenda. La mobilitazione è partita lo scorso 15 ottobre, dopo che una delle presunte vittime, con lo pseudonimo di Jane Doe, ha depositato una causa presso il tribunale federale di Manhattan.
Bank of America è stata accusata di aver permesso a Epstein e ai suoi associati di utilizzare conti correnti per finanziare e gestire le sue attività illecite nel periodo di tempo che intercorre tra il 2011 e il 2019. Non solo. Sempre secondo le accuse, l'istituto avrebbe ignorato molti segnali che avrebbero ampiamente dimostrato che certe transazioni erano sospette. In sostanza, il profitto sarebbe stato posto davanti alla tutela delle vittime. Tra i vari casi che dimostrerebbero tutto quanto viene citato quello del miliardario Leon Black, che avrebbe passato somme ingenti di denaro – circa 170 milioni di dollari – a Jeffrey Epstein usando conti di Bank of America. Da qui la causa intentata da una donna da "Jane Doe", rimasta anonima, che ha scelto di agire per se stessa e per tutte le altre vittime.
Bank of America ha respinto ogni accusa, dicendosi estranea ai fatti, ma ha tuttavia deciso di patteggiare per chiudere il pesante contenzioso e scongiurare così un processo che sarebbe un evidente danno di immagine.
Del resto, altri istituti di credito hanno fatto lo stesso. JPMorgan Chase ha pagato 290 milioni di dollari nel 2023, seguita a ruota da Deutsche Bank, che ha invece versato 75 milioni di dollari.
Stando alle ultime notizie riportate, Bank of America pagherà invece 72,5 milioni di dollari. Pur dichiarandosi estranea ai fatti, la banca intende lasciarsi alle spalle la questione e andare avanti.
Rimane il fatto che questi accordi presi dalle banche gettano un alone di sospetto. Pagando, gli istituti hanno fatto sì che le indagini non venissero approfondite, mantenendo riservati numerosi documenti. Questo, chiaramente, non fa che alimentare certi dubbi.