Chi è Michael Cohen, l'ex avvocato che ha incastrato Trump

Michael Cohen, ex avvocato di Trump, è ora uno dei più acerrimi nemici di The Donald, essendo al centro della possibile incriminazione dell'ex presidente per i 130mila dollari pagati alla pornostar Stormy Daniels

Chi è Michael Cohen, l'ex avvocato che ha incastrato Trump
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"Nessuno è al di sopra della legge, nemmeno un ex presidente". Parola di Michael Cohen, l'ex avvocato di Donald Trump, adesso testimone chiave nel caso Stormy Daniels che ha portato all'incriminazione del tycoon. Dopo le accuse rivolte contro The Donald, Cohen ha diffuso un comunicato, nel quale ha commentato la notizia e, soprattutto, rivendicato la sua testimonianza e le prove fornite alla procura di New York.

Il "nemico" di Trump

E pensare che Michael Cohen, un tempo uno degli uomini più fidati di Trump, adesso può essere definito uno dei suoi più acerrimi nemici, essendo al centro della possibile incriminazione dell'ex presidente per i 130mila dollari pagati alla pornostar Stormy Daniels, per comprare il suo silenzio sulla relazione con il tycoon.

L'inversione a U di Cohen è stata emblematica, passando dal dire affermazioni tipo "mi farei sparare per Trump", all'accusarlo di mentire e di lasciarsi andare a commenti razzisti. Un cambio che lo ha costretto a 13 mesi di carcere e a un anno di arresti domiciliari, oltre ad averlo esposto ai brutali attacchi del suo ex capo. Inoltre, nel 2020 annunciò pubblicamente il suo voto a Joe Biden.

michael cohen al congresso
Michael Cohen in una deposizione al Congresso nel 2019

La storia di Michael Cohen

Figlio di un sopravvissuto dell'Olocausto, Cohen ha conquistato Trump dopo averlo difeso nel corso di una riunione nel 2006 per uno degli edifici del tycoon. Da allora è divenuto il suo "pitbull", facendogli da schermo a tutte le accuse e risolvendo tutte le sue grane. Quando Trump è stato eletto, Cohen non lo ha seguito a Washington ed è rimasto a lavorare a New York, dove la sua carriera era avviata a un futuro brillante grazie a Trump.

Cohen, che è stato avvocato personale e fixer dell'ex presidente, è il principale testimone nell'indagine della procura di Manhattan sul pagamento alla pornostar. È apparso di recente davanti al grand Giurì e ha incontrato - secondo le ricostruzioni del New York Times - negli ultimi mesi almeno 20 volte lo staff del procuratore di Manhattan Alvin Bragg per offrire la sua versione dei fatti sul pagamento.

L'ostinazione di Cohen contro Trump è criticata da molti in quanto ritenuta una modalità per riabilitare la sua reputazione. Altri invece lo appoggiano e lo sostengono, convinti che abbia avuto coraggio a sfidare l'ex presidente.

Il caso Stormy Daniels

Da partner fidato a nemico, il passo è stato breve. Su Cohen aleggiava infatti l'ombra di un esposto alla Federal Election Commission sul pagamento a Stormy Daniels. Cohen ammise il pagamento insistendo però che né la Trump Organization né la campagna dell'ex presidente ne erano al corrente. L'ammissione si rivelò solo la punta dell'iceberg: mentre Cohen si difendeva a New York, il procuratore speciale per il Russiagate stava indagando e nel suo mirino c'era anche Cohen.

Robert Mueller, ha ricordato l'Ansa, decise di girare l'inchiesta su Cohen

alla procura di Manhattan, e nel 2018 gli agenti dell'Fbi si presentarono a casa di Cohen per una perquisizione. Quello fu l'evento che incrinò definitivamente i rapporti con Trump fino alla rottura totale.

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