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Crans Montana, Cerno a Domenica in: "In Italia poteva succedere? Se si rispettano le regole no, ma non tutti lo fanno"

Saranno le indagini a dare le risposte alle domande che si susseguono dopo la tragedia di Capodanno nella località sciistica, dove si contano sei vittime italiane tra i 16 e i 17 anni

Crans Montana, Cerno a Domenica in: "In Italia poteva succedere? Se si rispettano le regole no, ma non tutti lo fanno"
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La tragedia di Crans-Montana continua a tenere banco nel dibattito internazionale, perché a vari livelli le domande che non hanno ancora risposte sono troppe. Le autorità svizzere stanno conducendo le indagini per capire, eventualmente, dove sono state le negligenze e se ci sono state responsabilità in quella che viene ormai chiamata "strage dei ragazzi". I morti italiani sono in tutto 6 e hanno tra i 15 e i 17 anni: giovanissimi che credevano di festeggiare l'arrivo del nuovo anno e che invece sono andati incontro alla fine della propria vita. Nessuno ripagherà mai abbastanza i genitori per le perdite subite, niente riporterà indietro le vite spezzate di questi adolescenti, ma forse si potrà evitare che possa accadere, di nuovo.

"Abbiamo sentito dire: in Italia una cosa del genere non sarebbe mai potuta succedere o, meglio, se rispetti tutte le regole che ci sono in Italia non sarebbe potuto succedere", ha detto il direttore Tommaso Cerno a Domenica In durante lo spazio di discussione e riflessione che conduce con Mara Venier. "Noi sappiamo che in Italia a volte è successo, anche qui, che le regole non venissero rispettate". Anche in Italia c'è "sempre quello che fa il furbo, che per avere un biglietto in più, per vendere una cosa in più, sperando che non succeda mai". E ci si lamenta spesso della burocrazia del nostro Paese ed è vero, ha proseguito Cerno, che "è un Paese di scartoffie, però a volte questi controlli, che sembrano sempre troppi, 'ma cosa volete mai che succeda...'. E quando poi succede meno male che ci sono, e meno male che ci sono quelli che vengono a controllare non tre volte in 10 anni, ma magari una volta all’anno, prima che si apre una stagione, prima di qualche evento importante". Però, in questo caso, il tema ha sottolineato il direttore de il Giornale, è che "questa cosa è avvenuta talmente velocemente a capodanno, che ci poniamo la domanda: ma poi alla fine a capodanno non si guarda questo, perché?". La risposta è "le persone vanno, uno di più, cioè sembra sempre che non debba succedere...". Quel che colpisce, tra le altre cose, in questa tragedia è che le immagini dell'interno del locale sono state "riprese dagli stessi ragazzi, che invece che fuggire...".

Nei filmati diffusi nelle ore dopo la tragedia si vedono ragazzi che cercano di spegnere l'incendio con tovaglie, giacche, con qualunque cosa avessero a disposizione ma senza fuggire e oggi, ha sottolineato Cerno, "noi possiamo avere le testimonianze di ciò che è avvenuto proprio perché qualcuno ha filmato inconsapevolmente, senza rendersi conto che poteva morire o che sarebbe morto in quella trappola". Tutto questo mentre, intorno, non c'è stato qualcuno "in grado di soccorrerli all’interno, dove nessuno ha avvisato di questo pericolo, nessuno che li ha portati fuori, nessuno che ha fermato la musica, nessuno ha gidato 'ragazzi via'". In Svizzera, ha proseguito il direttore, "si sono rivelati incapaci anche di prestare i primi soccorsi: è intervenuta l’Italia con una grande mobilitazione".

Il nostro Paese, ha voluto sottolineare Cerno, è sempre in prima linea: "Quando nessuno sa che cosa fare l’Italia c’è: è arrivata pochi minuti dopo, è arrivato il ministro degli Esteri che ha dato il proprio telefono alle famiglie per evitare la burocrazia, si sono mobilitate le forze mediche, militari e civili del nostro Paese".

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