Leggi il settimanale

Crans-Montana, l'annuncio dalla Svizzera: "Entro la fine della settimana squadre investigative comuni con l'Italia"

Accolta la richiesta di Giorgia Meloni. I due Paesi "perseguono lo stesso obiettivo", fanno sapere dalla Svizzera. E puntualizzano: "Un principio fondamentale del nostro sistema democratico è la separazione dei poteri: la politica non deve interferire con la giustizia"

Crans-Montana, l'annuncio dalla Svizzera: "Entro la fine della settimana squadre investigative comuni con l'Italia"
00:00 00:00

Svolta nell'inchiesta di su Crans-Montana. "Il Ministero pubblico del Cantone del Vallese ha appena comunicato all'Ufficio federale di giustizia (Ufg), nella sua funzione di autorità centrale per l'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale, che entro la fine della settimana darà seguito alla richiesta italiana". Lo si apprende da una dichiarazione dell'Ufg.

"Le due autorità di perseguimento penale - si legge - hanno anche la possibilità di unirsi per le indagini in cosiddette squadre investigative comuni. Tale possibilità è prevista esplicitamente dall'articolo 20 del secondo protocollo aggiuntivo della Convenzione europea di assistenza giudiziaria".

Vince la linea dell'Italia

Sul caso, dunque, vince la linea dura dell'Italia. Nei giorni scorsi, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso "Profonda indignazione e sconcerto, fin dall'inizio l'Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche, ma questa disponibilità non è stata raccolta", ha detto parlando con il Corriere della Sera. Da qui l'invito alla costituzione di "una squadra investigativa comune". “Chiedo pertanto che sia costituita senza ritardo e senza ulteriori resistenze una squadra investigativa comune, che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiana”, le parole del premier.

Squadre investigative comuni

Parole finalmente ascoltate dalla Svizzera. "L'incendio che ha devastato Crans-Montana deve essere chiarito in modo rapido, trasparente e completo. Questo compito - chiarisce l'Ufficio federale di giustizia svizzero - spetta alla giustizia vallesana e non al governo. Un principio fondamentale del nostro sistema democratico è la separazione dei poteri: la politica non deve interferire con la giustizia".

Secondo l'Ufg "poiché sia l'Italia che la Svizzera hanno firmato il PA II alla CEA, esiste una base giuridica che consente alle autorità di perseguimento penale competenti di costituire una Sic. Il Ministero pubblico del Cantone del Vallese e la Procura di Roma avrebbero quindi la possibilità di chiedere all'autorità di perseguimento penale competente in Svizzera la costituzione di una Sic".

"La costituzione di gruppi investigativi comuni è una procedura consueta. Tali gruppi investigativi - aggiunge l'Ufficio federale di giustizia - vengono costituiti molto spesso, in particolare nei procedimenti molto complessi o di ampia portata. Il vantaggio è che, nell'ambito delle indagini, non è necessario presentare richieste di assistenza giudiziaria in ogni singolo caso".

"Stesso obiettivo per Svizzera e Italia"

"La Svizzera e l'Italia perseguono il medesimo obiettivo. Le circostanze che hanno condotto alla morte di 40 giovani provenienti da numerosi Paesi devono essere chiarite con rapidità, trasparenza e in modo esaustivo, e le persone responsabili devono essere chiamate a risponderne", fanno sapere dal Dipartimento degli affari esteri svizzero.

Tajani: "Finché non si farà chiarezza non rimandiamo l'ambasciatore in svizzera"

La decisione arriva dopo le ultime dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani sul caso. "Adesso vediamo che cosa fare" ma "finché non abbiamo chiarimenti noi abbiamo deciso di non rimandare l'ambasciatore, l'ambasciata rimane operativa, aperta, così il consolato" ma "è un segnale per dire attenzione, bisogna fare chiarezza", ha detto.

Tajani ha specificato che non si tratta di responsabilità della Svizzera ma "del Cantone: la legge penale e la procedura è tutta cantonale, quindi è il Cantone che svolge l'attività giudiziaria". "Noi diciamo - ha aggiunto - che così come sono andate le cose, le indagini hanno pregiudicato i diritti dei cittadini italiani perché l'arresto è avvenuto in ritardo, loro stessi hanno detto che c'era pericolo di fuga, la reiterazione del reato, purtroppo abbiamo scoperto che c'è anche quella" ancora "l'inquinamento delle prove è probabile, e allora perché lasciarli fuori?".

"La cauzione - ha osservato - per una cosa così grave, con decine e decine di morti, centinaia di feriti, non può essere 200mila franchi svizzeri. Vuoi dare un segnale? Dai una cauzione da un milione di franchi svizzeri, perché la legge lo prevede, ma non 200mila franchi svizzeri".

"Sono tutte cose - ha concluso - che lasciano sgomenti, ma ripeto, Il problema non è la Svizzera in quanto tale, è il Cantone che sta seguendo le indagini, dove è accaduto il disastro. Dovrebbe essere accolta la disponibilità italiana di partecipare all'indagine, visto che c'è anche un'indagine della Procura di Roma". E la risposta positiva, finalmente, è arrivata.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica