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Ecco perché la Ue è il vincitore assoluto dopo la cattura di Maduro

Un'analisi in cinque punti

Ecco perché la Ue è il vincitore assoluto dopo la cattura di Maduro

Dal blitz Maduro-Venezuela degli Usa ricaviamo un principio: per quanto gli Usa possano aver violato “ipoteticamente” il diritto internazionale (leggasi lo statuto Onu prima di lanciarsi in interpretazioni pro o contro), detta violazione (presunta o meno a seconda dei punti di vista) sarà oggetto di valutazione ONU solo se quest’ultima ne sarà investita in sede di Consiglio di sicurezza.

Cosa, quest’ultima, che è difficile arrivi ad una risoluzione in quanto gli Usa hanno diritto di veto e poi perché non vi sarebbe stata una aggressione in termini di indipendenza dello stato venezuelano; tant’è che i poteri costituzionali e di fatto sono rimasti gli stessi benché il presidente Maduro (ritenuto – si ipotizza - per la legge americana socialmente pericoloso e presunto reo di narcoterrorismo internazionale) sia stato arrestato.

Si dà il caso che uno Stato ed una democrazia se sono forti ed indipendenti continuano ad esserlo anche se un proprio rappresentante politico sia tratto in arresto. Diversamente sarebbe la prova provata che il Venezuela sarebbe diventata una repubblica di facciata, ma di fatto uno stato dittatoriale. Infatti l’articolo 255 della Costituzione del Venezuela afferma che “Il Potere Esecutivo è esercitato dal/dalla Presidente della Repubblica, dal/dalla Vicepresidente Esecutivo/a, dai/dalle Ministri/e e dagli/dalle altri/e funzionari e funzionarie indicati/e da questa Costituzione e dalla legge” (la disposizione non riporta la formula alternativa del “e/o”). Quindi la Vice presidente attuale del Venezuela continua in ragione dell’impossibilità del Capo di stato essendo una repubblica presidenziale e federale.

Per quanto riguarda, poi, la critica di molti circa il fatto che l’Onu sarebbe morta come istituzione dopo l’azione statunitense, si tratta di un’assurdità dal momento che l’Onu stessa interverrebbe tramite il Consiglio di sicurezza ex post (cioè dopo) e non prima.

Quindi le Nazioni Unite non sono della partita nella fase di prevenzione del conflitto Venezuela-Usa (salvo la dissuasion) atteso che il conflitto tra i due stati non c’era e non c’è (lo dimostra che il prelevamento statunitense non è stato con invasione permanente, ma di operazione in stile “mordi e fuggi”). Infatti gli Usa avrebbero fatto un arresto in territorio altrui senza violare l’indipendenza politica dal momento che essa è la stessa del prima dell’arresto; da notare che gran parte della comunità interazionale ha pure gioito per la caduta di Maduro (e questo è un fatto politico prima che giuridico e lo si afferma senza attribuire a ciò una connotazione positiva o negativa ai fini della presente analisi); quindi, probabilmente alcuno stato in Onu, tranne i Paesi sotto influenza diversa da Usa, Russia, ecc., farà qualcosa di concreto contro l’accaduto salvo dichiarazioni di condanna formali.

La tradizione plastica di quanto innanzi è: se gli Usa hanno violato il diritto internazionale, tale condotta sarà oggetto di procedura a parte che potrebbe risiedere, ad esempio, nella punibilità della Corte penale internazionale dal momento che solo il Venezuela (tra i due Paesi) ne riconosce la competenza. Tuttavia sarebbe pure incerto (perché da stabilire) se Trump, quale cittadino di uno stato non sottoposto a tale giurisdizione, sia in ipotesi destinatario di sottoposizione a processo per aggressione soggettiva o di stato ai sensi della risoluzione Onu n. 3314/1974 (a cui si lega l’articolo 5 dello statuto della Corte Penale internazionale). Idem vale per gli Usa come entità statuale.

Ad ogni modo, poi, esaminando l’accusa d’opinione pubblica che si muoverebbe a Trump, quale eventuale responsabile di più azioni illecite penalmente (violando i confini di uno stato sovrano e arrestando il presidente dello stesso), una difesa penale prevedibile e spendibile potrebbe consistere (prendendo spunto dal diritto italiano) nell’avere arrestato Maduro per evitare la commissione di altri reati o di continuare gli stessi ipotetici reati per cui sarebbe accusato dagli Usa (narcoterrorismo). Si tratterebbe, in tal caso, di una esimente di responsabilità penale.

Ma a pensar male a volte ci si azzecca (direbbe qualcuno). Indubbiamente un arresto condotto in 24 ore circa dall’inizio delle operazioni statunitensi in Venezuela non può che portare a due deduzioni logiche: o si tratta della più alta performance di polizia americana o militare mai realizzata; oppure che potrebbe darsi ci sia stato un verosimile accordo tra Maduro e Trump consistente nell’autorizzare un breve raid aereo (accettando morti collaterali da parte madurista) per non far passare il messaggio al suo popolo ed al suo esercito della resa preventiva e incondizionata (Maduro, avendo capito che, probabilmente, sarebbe finita in un bagno di sangue, avrebbe scelto un compromesso di consegna che salvasse il minimo “sindacale” in cambio di qualcosa ancora da decifrare; in tal caso la prova della violazione di sovranità altrui non ci sarebbe a priori dato che il Capo dello stato venezuelano stesso avrebbe consentito l’ingresso alle forze Usa).

E, in ottica opposta, se c’è da imputare qualcuno di primaria violazione della sovranità del Venezuela sarebbe proprio Maduro dal momento che il suo arresto testimonia come lo stesso presidente non abbia fatto rispettare e rispettato l’articolo 1 della Costituzione del Paese latino che recita: “Sono diritti irrinunciabili della Nazione: l’indipendenza, la libertà, la sovranità, l’immunità, l’integrità territoriale e l’autodeterminazione nazionale”.

In questo quadro di cose, c’è chi ne esce, paradossalmente, vincitore politico assoluto ovverosia l’Unione Europea. Grazie alla mossa Usa, l’UE da una parte si accredita, definitivamente, il possibile ingresso dell’Ucraina nella sfera di tutela giuridico – commerciale. Ciò per effetto del c.d. “lasciapassare” che tramite i venti punti del piano di pace Trump di Natale 2025 si creerebbe di fatto qualora Russia e Ucraina firmassero l’accordo così com’è. Un punto su tutti spicca in tal senso: il n. 7 “l’Ucraina diventerà membro dell'Ue entro un periodo di tempo specificamente definito e godrà di un accesso privilegiato a breve termine al mercato europeo” (riporta Ansa il 26 dicembre scorso). Cosa c’entra tutto ciò con la questione venezuelana? È tutto collegato in termini di scacchiera internazionale perché: l’Unione Europea ha tutto l’interesse a chiudere la guerra in Ucraina portandosi a casa uno spazio UE nuovo, con un Paese in prospettiva di sviluppo post bellico importante (es. terre rare tramite Usa slegandosi dal parziale monopolio cinese per la “via della seta”) e non sborsare più un euro in aiuti per la difesa;
gli Usa chiuderebbero la partita a rialzo (già concluso accordi, peraltro, per le terre rare ucraine) riabilitando i rapporti con la Russia e sottraendo, al contempo, a quest’ultima il potere di influire, direttamente o indirettamente, sulle logiche produttive del Venezuela nonché spogliando quest’ultima di rapporti sostanziali e concreti con l’economia cinese (il Paese con capitale Pechino è tra i primi 5 al mondo sia per export che per import con Caracas); in quest’ultima ottica, la Cina sarebbe spinta a rivolgersi maggiormente alla Russia per il gas ed agli Usa nonché alla UE (per via delle imprese interessante nell’area venezuelana) per il petrolio, i raffinati, ecc.; la Nato conquisterebbe in un solo colpo più territorio estendendosi la tutela dell’art. 5 dello statuto in virtù del possibile accordo di pace di Trump tra Russia e Ucraina tenuto conto che Putin potrebbe rivendicare nel proprio Paese il risultato positivo di aver ridisegnato i confini con il blocco occidentale tramite la guerra ancora in atto.

Insomma, l’UE per effetto del piano di pace di Trump (qualora fosse siglato), con l’arresto di Maduro (di cui buona parte dei governi europei ha mostrato gradimento) e senza avere neanche una politica estera federale, riuscirebbe di fatto a portare nel

mondo liberaldemocratico il Venezuela (si pensi ad esempio a cosa potrà accadere dopo l’era Trump) potendo dire un domani “Noi europei non abbiamo sparato un colpo in nome della democrazia e della libertà; l’ha fatto Trump”.

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