Donald Trump a più riprese nei mesi scorsi ha avuto modo di manifestare pubblicamente l’interesse geo-politico degli Stati Uniti verso la Groenlandia e all’indomani del raid che ha portato la cattura di Nicolas Maduro, prelevato con la forza nella sua residenza presidenziale a Caracas, ha nuovamente ribadito in una intervista a The Atlantic il suo desiderio di annettere, anche acquistandola, l’isola dalla Danimarca. Inevitabilmente, il barometro delle conversazioni digitali ha iniziato a registrare le polarizzazioni che si sono innescate online sulle dichiarazioni dell’amministrazione USA.
Così in pochi giorni, sui social media, da Facebook a X, e sui siti web che riprendevano la notizia il termine Groenlandia è diventata una calamita di attenzione digitale. Dal 2 al 7 gennaio, le interazioni complessive sono state poco meno di 33 milioni, e solo quelle in lingua inglese, dagli Stati Uniti al Regno Unito, hanno superato complessivamente il tetto dei 20 milioni. Ma, a scorrere l’elenco dei paesi dove si è discusso e commentato con maggior intensità delle ambizioni statunitensi verso la Groenlandia ci sono anche la Spagna, con 1,8 milioni di interazioni, seguita dalla Germania con 1,2 milioni. Al quarto posto della classifica troviamo l’Italia con un bilancio, fino a questo momento, di un milione di interazioni e scalando ancora ci sono l’India, il Canada e la Turchia.
Mentre in Danimarca, direttamente interessata dalle mire espansionistiche di Trump, le interazioni sono state 658 mila, di poco inferiori a quelle generate dagli utenti che risiedono in Danimarca che invece sono state fino a oggi 548 mila. I dati del parlato digitale, a prescindere dalla dimensione quantitativa delle interazioni, che vale la pena rammentare tengono assieme like, commenti e condivisioni che gli utenti rilasciano spontaneamente in rete, sono indicativi di quanto un singolo argomento riesca a catturare l’interesse dei cittadini e, al contempo, sono dei validi ed efficaci termometri del consenso che i governi possono ottenere nelle loro scelte di politica interna o internazionale. Inoltre, grazie alla voluminosità dei dati che gli utenti rilasciano, commentando un post o un articolo, gli attuali strumenti di monitoraggio riescono anche a dare una misura predittiva e dirci quanto un argomento riuscirà nei giorni a venire a polarizzare o meno.
E, nel caso della Groenlandia,
per restare ancorati alla ricerca, le piattaforme di ascolto delle conversazioni prevedono almeno per la prossima settimana un consolidamento dell’interesse. Ovviamente, in attesa del prossimo post o intervista di Trump.