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Le grotte sommerse e la missione impossibile: chi sono i super sub chiamati a recuperare i quattro italiani dispersi

Alle Maldive sono iniziate le operazioni dei sub d’élite di Dan Europe per recuperare i corpi dei quattro italiani dispersi nelle grotte sommerse dell’atollo di Vaavu. Dalla Thailandia ai relitti del Baltico, chi sono gli specialisti finlandesi impegnati nella missione definita “ad alto rischio”

Le grotte sommerse e la missione impossibile: chi sono i super sub chiamati a recuperare i quattro italiani dispersi

Sono iniziate questa mattina, nelle acque di Alimathà nell’atollo di Vaavu alle Maldive, le operazioni del team specializzato incaricato di recuperare i corpi dei quattro italiani dispersi nelle grotte sommerse dopo l’escursione subacquea della scorsa settimana. Prima dell’immersione gli specialisti della fondazione Dan Europe hanno svolto un briefing operativo per coordinare le attività e verificare le condizioni del sito. Il meteo, secondo le prime valutazioni, è apparso favorevole, anche se la situazione sott’acqua resta particolarmente complessa a causa della profondità e della conformazione delle grotte. Nella grotta si trovano Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Il corpo della quinta vittima, la guida Gianluca Benedetti, era stato recuperato venerdì scorso.

Una missione definita “complessa e ad alto rischio”

Gli stessi specialisti coinvolti nelle operazioni hanno definito il recupero “complesso e ad alto rischio”. Le grotte sommerse dell’atollo di Vaavu rappresentano infatti uno degli scenari più difficili per la subacquea tecnica, passaggi stretti, camere interne, profondità elevate e visibilità ridotta rendono ogni movimento estremamente delicato. Il team arrivato alle Maldive è composto da tre esperti subspeleologi finlandesi, Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist. Non si tratta di subacquei comuni. Nei loro profili social non compaiono immersioni turistiche o immagini da vacanza tropicale, ma scenari estremi fatti di relitti, miniere sommerse, sistemi di grotte e immersioni tecniche in ambienti confinati. Bombole speciali, miscele di gas, torce ad alta potenza e lunghissime permanenze sott’acqua fanno parte della loro quotidianità.

I tre specialisti diventati famosi in Thailandia

I tre sub fanno parte della rete internazionale Dan Europe, organizzazione nata nel 1983 e specializzata nella gestione degli incidenti subacquei e nelle operazioni di soccorso più complesse al mondo. Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist sono diventati conosciuti a livello internazionale soprattutto per il loro coinvolgimento nel salvataggio dei dodici ragazzi thailandesi rimasti intrappolati nel 2018 nella grotta allagata di Tham Luang, in Thailandia, una delle operazioni di recupero più difficili mai affrontate in ambiente sotterraneo sommerso. Oggi i tre specialisti sono chiamati a una nuova missione estrema, entrare nelle grotte sottomarine di Alimathà e tentare di recuperare i corpi dei quattro italiani dispersi dal 14 maggio.

Chi è Sami Paakkarinen

A guidare la squadra è Sami Paakkarinen, considerato una delle massime autorità mondiali nell’esplorazione subacquea profonda. Nel corso della sua carriera ha scoperto e documentato numerosi relitti storici della Seconda Guerra Mondiale nel Mar Baltico e ha lavorato alla mappatura di complessi sistemi di grotte sommerse in condizioni spesso estreme e con visibilità quasi nulla. La sua esperienza è considerata fondamentale soprattutto nelle immersioni ad alta profondità e negli ambienti labirintici, dove ogni errore può diventare fatale.

Jenni Westerlund, esperta di cartografia subacquea

Accanto a lui lavora Jenni Westerlund, unica donna del gruppo e specialista nella cartografia subacquea e nelle riprese video in ambienti confinati. Il suo compito è particolarmente delicato, ricostruire la topografia delle camere sommerse e dei passaggi interni, così da consentire al team di orientarsi in sicurezza e individuare eventuali vie di uscita o percorsi alternativi. In un sistema di grotte sommerse, la conoscenza precisa degli spazi può fare la differenza tra il successo e il fallimento di un’operazione di soccorso.

Patrik Grönqvist, vigile del fuoco e speleosub

Il terzo componente del team è Patrik Grönqvist, vigile del fuoco di professione e speleosub tecnico con una lunga esperienza maturata in immersioni in ambienti ostruiti, miniere abbandonate e strutture sommerse del Nord Europa. La sua formazione unisce le competenze operative dei soccorsi d’emergenza a quelle della subacquea estrema, un mix ritenuto essenziale per affrontare scenari ad alto rischio come quello delle Maldive.

Le difficoltà dell’operazione

La pericolosità della missione è stata confermata anche dagli eventi delle ultime ore. Durante una perlustrazione preliminare è morto il sergente maggiore Mohamed Mahudhee della Maldives National Defence Force, colpito da un malore improvviso durante le operazioni. Chiara Ferri, direttrice medica di Dan Europe, ha spiegato che il sito presenta “caratteristiche estremamente complesse”, con accessi tra i 55 e i 60 metri di profondità e un sistema di gallerie sommerse lungo centinaia di metri, ricco di camere e passaggi interni. Per questo motivo, le prime ore della missione sono state dedicate soprattutto alla preparazione tecnica, gestione delle miscele respiratorie, verifica delle attrezzature e pianificazione medica d’emergenza.

Il supporto logistico

Sul posto il team viene supportato dai dispositivi booster per la ricarica rapida delle bombole messi a disposizione dal tour operator Albatros Top Boat. Nel frattempo i venti superstiti dello yacht Duke of York sono già rientrati in Italia con arrivo all’aeroporto di Milano Malpensa. Dan Europe, che ha sede italiana a Roseto degli Abruzzi e gestisce ogni anno fino a 1.

800 incidenti subacquei, ha deciso di schierare alle Maldive la sua squadra scandinava più esperta, considerata l’unica in grado di affrontare in sicurezza una missione tanto delicata nelle profondità dell’atollo di Vaavu.

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