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Gli Usa sequestrano una petroliera partita dal Venezuela: "È sotto la nostra custodia". Rabbia di Mosca. Preso un secondo cargo nei Caraibi

Il sequestro è avvenuto dopo che il cargo, originariamente noto come Bella-1, è riuscita a superare il "blocco" americano

Diretta Gli Usa sequestrano una petroliera partita dal Venezuela: "È sotto la nostra custodia". Rabbia di Mosca. Preso un secondo cargo nei Caraibi
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Gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera battente bandiera russa e legata al Venezuela, dopo un inseguimento durato più di due settimane attraverso l'Atlantico, mentre un sottomarino e una nave da guerra russi erano nelle vicinanze. La petroliera sequestrata è stata "considerata apolide", così riferisce la Casa Bianca.

Il sequestro, che potrebbe alimentare le tensioni ulteriori con la Russia, è avvenuto dopo che la petroliera, originariamente nota come Bella-1, è riuscita a superare il "blocco" americano di petroliere sanzionate e ha respinto i tentativi della Guardia costiera statunitense di abbordarla. L'abbordaggio della ribattezzara Marinera (ex Bella 1) in alto mare da parte delle forze americane avrebbe violato la Convenzione dell'Onu sulle leggi del mare del 1982, secondo quanto denunciato dal ministero dei Trasporti di Mosca. La Russia ora chiede agli Stati Uniti di garantire un trattamento umano e dignitoso ai cittadini russi presenti sulla nave, secondo quanto riporta l'agenzia Tass.

La vicenda ha avuto inizio nell’ultimo scorcio dell'anno appena trascorso, quando le forze della Guardia Costiera statunitense hanno tentato di intercettare la Bella 1 al largo delle coste venezuelane, sospettata di trasportare petrolio iraniano in violazione delle sanzioni statunitensi. In quella fase l’equipaggio, secondo funzionari americani, aveva dipinto una bandiera russa sul fianco della nave, dichiando di operare sotto protezione di Mosca.

La nave è sottoposta a sanzioni da parte del Tesoro statunitense dal luglio 2024, accusata dalle autorità americane di essere coinvolta nel trasporto di carichi illeciti per una società di proprietà di Hezbollah. La petroliera, sospettata di aver operato quindi nella cosiddetta shadow fleet — la rete di navi che aggirano sanzioni internazionali — ha poi cambiato rotta, facendo perdere le sue tracce per diverse settimane prima di riemergere nel Nord Atlantico. Nel frattempo la nave è stata formalmente aggiunta al registro navale russo, complicando il quadro giuridico e sollevando interrogativi sul diritto di intervento in alto mare.

L’episodio ha assunto oggi una nuova dimensione di alta tensione, con la Russia che ha dispiegato un sottomarino diesel-elettrico e altre unità navali per scortare la nave mentre si avvicinava alle acque europee, potenzialmente diretta verso porti russi nel Mar Glaciale Artico. I dati di tracciamento della nave di MarineTraffic hanno mostrato quest'oggi che la nave si stava avvicinando alla zona economica esclusiva dell'Islanda. La decisione di Mosca di inviare assetti militari per proteggere la petroliera rappresenta un’escalation rara nelle relazioni marittime tra le due potenze.

Secondo il Wall Street Journal, la petroliera era diretta a Murmansk, nella Russia settentrionale. Non è ancora chiaro dove la marina russa avrebbe potuto incontrarsi con la nave, ma l'ingresso della petroliera nelle acque europee ha coinciso con l'arrivo di circa 10 aerei da trasporto militari statunitensi e diversi elicotteri nel Regno Unito. Il governo di Keir Starmer ha confermato di aver dato supporto militare all'operazione Usa, precisando che l'assistenza è consistita nella messa a disposizione di basi della Raf e in attività di sorveglianza e spionaggio aereo britannico.

Negli ultimi giorni almeno 16 petroliere sanzionate dagli Stati Uniti hanno tentato di aggirare il blocco navale americano sulle esportazioni di petrolio venezuelane, ricorrendo a pratiche clandestine come la falsificazione della posizione (“spoofing”) o lo spegnimento completo dei sistemi di tracciamento. Secondo un’analisi del New York Times, le navi erano state osservate per settimane nei porti del Venezuela, ma sono scomparse subito dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro.

Quattro petroliere sono state localizzate mentre navigavano al largo della costa venezuelana usando nomi falsi e coordinate manipolate, e avrebbero lasciato i porti senza l’autorizzazione del governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez. Le altre dodici hanno invece interrotto ogni trasmissione, rendendo ignota la loro posizione. Gli esperti spiegano che l’unico modo per tentare di superare un blocco navale è saturarlo con partenze simultanee, una strategia che suggerisce coordinamento tra le navi. Questa tattica fa parte dell’arsenale della flotta fantasma, che include anche il riutilizzo dei nomi di navi dismesse e la falsificazione delle rotte.

Dall'inizio del blocco, gli impianti di stoccaggio hanno raggiunto la loro massima capacità e la chiusura della produzione rischia di danneggiare i giacimenti petroliferi e le infrastrutture. Le navi partite senza autorizzazione sarebbero state ingaggiate dai petrolieri Alex Saab e Ramón Carretero, secondo i dati interni della compagnia petrolifera statale.

Il Comando Meridionale degli Stati Uniti ha, intanto, annunciato su X il sequestro di un'altra petroliera. "In un'operazione all'alba di questa mattina, il dipartimento della Difesa, in coordinamento con il dipartimento per la Sicurezza Interna, ha fermato una petroliera senza bandiera e soggetta a sanzioni, appartenente alla cosiddetta 'flotta oscura", si legge nel post.

"La nave intercettata, la M/T Sophia, operava in acque internazionali e svolgeva attività illecite nel Mar dei Caraibi. La Guardia Costiera americana la sta scortando negli Stati Uniti", aggiunge il comando meridionale.

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