Mentre prosegue la caccia americana alle petroliere da e per il Venezuela, in queste ore rispunta il nome di un noto faccendiere venezuelano: Alex Saab. Il ritorno alla ribalta avviene dopo che il New York Times ha rivelato che le petroliere soggette a sanzioni statunitensi sarebbero state ingaggiate da costui e dall’imprenditore Ramón Carretero, figure chiave delle reti commerciali che per anni hanno permesso al Venezuela di continuare a esportare petrolio nonostante le restrizioni imposte da Washington.
Saab è un imprenditore di origine colombiana che, secondo le autorità statunitensi, ha svolto per anni il ruolo di intermediario finanziario e commerciale per il governo venezuelano. Il suo nome emerge a partire dagli anni 2010 come fornitore di beni essenziali e come facilitatore di transazioni internazionali in un momento in cui il Venezuela iniziava a essere colpito da un regime di sanzioni sempre più stringente.
Secondo ricostruzioni documentate, Saab ha operato attraverso società registrate in più Paesi, utilizzate per contratti di import-export e per operazioni finanziarie che consentivano a Caracas di aggirare le restrizioni sull’accesso ai mercati internazionali. Il suo profilo è cresciuto parallelamente all’isolamento economico del Venezuela, rendendolo una figura centrale — e controversa — della strategia di sopravvivenza economica del governo di Nicolás Maduro. Le inchieste indicano che Saab ha operato attraverso società registrate in giurisdizioni diverse (Medio Oriente, Caraibi, Africa), usate per firmare contratti di noleggio delle petroliere, incassare e trasferire pagamenti per il greggio ma soprattutto mascherare il collegamento diretto con il governo di Caracas.
Nel 2020, Saab viene arrestato a Capo Verde su richiesta degli Stati Uniti, che lo accusano di riciclaggio di denaro e frode internazionale. Washington sostiene che l’imprenditore abbia contribuito a spostare centinaia di milioni di dollari attraverso il sistema finanziario globale, in violazione delle sanzioni americane. Il caso assume immediatamente una dimensione diplomatica: Caracas definisce Saab un “inviato speciale” del Venezuela e ne chiede il rilascio, mentre gli Stati Uniti insistono sulla natura penale delle accuse. Dopo una lunga battaglia legale, Saab viene estradato negli Stati Uniti nel 2021.
Ma poche ore dopo esser messo su un aereo per gli Stati Uniti, il governo venezuelano arresta sei dirigenti petroliferi, tra cui 5 cittadini americani, che erano agli arresti domiciliari in Venezuela. Quella stessa sera, il governo venezuelano interrompe i negoziati con l'opposizione sostenuta dagli americani in Venezuela per discutere le condizioni necessarie per lo svolgimento di elezioni libere ed eque. I sei dirigenti petroliferi lavoravano per la Citgo Petroleum, una sussidiaria con sede a Houston della compagnia petrolifera statale venezuelana, detenuti dal governo venezuelano con accuse di corruzione dal 2017. Gli stessi che l'amministrazione Biden scambierà con i narcosobrinos, i nipoti di Maduro, nel 2022.
La vicenda giudiziaria di Saab subisce una svolta decisiva nel dicembre 2023, quando viene liberato anch'egli nell’ambito di uno scambio di prigionieri tra Washington e Caracas, concordato durante l’amministrazione del presidente Joe Biden. In cambio del rilascio di Saab, il governo venezuelano libera cittadini statunitensi detenuti nel Paese. Di lì a poco diventerà Ministro dell'Industria e della Produzione Nazionale del Venezuela, nell' ottobre 2024.
Nelle ultime ore, le sorti di Saab, passano anche dall'Italia: ha, infatti, sposato Camilla Fabri, cittadina italiana. Fabri stessa era indagata in Italia per reati legati al riciclaggio di denaro e trasferimento fraudolento di beni, con un mandato di arresto emesso dalla procura di Roma nel 2022 insieme a Saab e ad altri familiari. In passato le autorità italiane avevano anche sequestrato beni a lei attribuiti, compresi immobili di valore elevato che erano ritenuti sproporzionati rispetto ai suoi redditi dichiarati; dopo l’arresto e l’estradizione di Saab negli Stati Uniti, Fabri ha assunto un ruolo pubblico nella campagna per la sua liberazione, sostenendo che fosse vittima di persecuzione politica, e successivamente è stata inserita in ruoli istituzionali venezuelani come viceministra della Comunicazione internazionale e protagonista di iniziative mediatiche legate al governo.
Alla fine, il ministro per l’Industria del Venezuela ha deciso di patteggiare e trovare un accordo con i giudici italiani.
Proprio oggi, ad Alex Saab è stata inflitta una pena di un anno e due mesi di reclusione per riciclaggio. Un anno e sette mesi invece per la moglie. Il patteggiamento risale al 30 ottobre, quando ancora il Paese era guidato da Maduro.