Jennifer Melle, 40 anni, infermiera capo presso l’ospedale St Helier di Carshalton nel Surrey dell'Inghilterra, potrebbe perdere il lavoro per aver parlato apertamente della sua esperienza con un paziente pedofilo transgender. La vicenda risale a maggio 2024, quando Melle si è rifiutata, mentre lo assisteva in ospedale, di usare i pronomi femminili per uomo condannato per reati sessuali su minori che adescava online.
La sospensione e il procedimento disciplinare
Dopo l’episodio, Melle è stata sospesa e segnalata al Nursing and Midwifery Council (NMC) come “potenziale rischio” per aver violato il codice di condotta, che proibisce agli infermieri di esprimere le proprie convinzioni in maniera “inappropriata” ai pazienti. All’epoca dei fatti parlando con il Mail on Sunday, la stessa Melle dichiarò:
“Sono devastata per essere stata sospesa solo per aver denunciato irregolarità. Nonostante fossi io quella a rischio, sono io quella punita.” Martedì prossimo, 20 gennaio, Melle dovrà affrontare un’udienza disciplinare, dove le sarà comunicato il provvedimento, che potrebbe comportare il licenziamento.
Il sostegno politico e mediatico
Una precedente udienza era stata annullata dopo l’intervento della ministra ombra per le pari opportunità Claire Coutinho, che aveva parlato di “grande ingiustizia”. La parlamentare conservatrice ha anche promosso una petizione affinché l’Epsom and St Helier NHS Trust interrompa il procedimento disciplinare e consenta a Melle di tornare al lavoro.
Il caso ha suscitato sostegno pubblico e mediatico, anche da J.K. Rowling e dalla leader Tory Kemi Badenoch, che hanno dichiarato che “nessuno dovrebbe essere punito sul lavoro per aver dichiarato la realtà biologica ai pedofili”.
L’aggressione e la denuncia
La vicenda ha avuto inizio nel 2024 durante un turno notturno, quando Melle stava parlando con un collega sull’uso di un catetere per il paziente, un uomo condannato per pedofilia, identificato in ospedale come donna. Il paziente si è infuriato dopo che Melle lo ha chiamato “Signor” invece che "Signora" e ha cominciato a insultarla con espressioni razziste e minacce fisiche, arrivando a tentare di aggredirla, fino all'intervento della sicurezza. Ma nonostante il comportamento minaccioso dell'uomo, è stata lei a ricevere un avvertimento scritto.
La difesa di Melle
Dopo l'episodio, con il sostegno del Christian Legal Centre, Melle ha presentato una causa legale per molestie, discriminazione, vittimizzazione e violazioni della libertà di pensiero, coscienza e religione. Raccontando l’accaduto, l’infermiera ha spiegato di aver detto al paziente: “Mi dispiace, non posso rivolgermi a lei chiamandola 'lei' o 'signora', perché va contro la mia fede e i miei valori cristiani, ma posso chiamarla per nome”. Andrea Williams, CEO del centro legale, ha dichiarato: “Jennifer è stata sanzionata solo per una convinzione radicata nella sua fede cristiana.”
Un percorso difficile
Melle, madre single, ha definito questo periodo “uno dei più bui della mia vita”, segnato da paura, ansia e incertezza per il futuro lavorativo e familiare. Nonostante la sospensione con retribuzione, ha continuato a sostenere la propria opinione e la propria integrità professionale, sottolineando: “Ogni paziente conta, ma non posso compromettere la realtà o la mia fede. Pregherò affinché il Trust faccia la cosa giusta e mi permetta di tornare al lavoro che amo.”
Il contesto più ampio
Il caso di Melle arriva dopo la storica sentenza favorevole a sette infermieri che avevano contestato la possibilità per una donna transgender di usare il loro spogliatoio.
La decisione ha messo in discussione la politica transgender dell’NHS nel County Durham e Darlington, sollevando accuse di violazione dei diritti umani degli infermieri. Il verdetto ha inoltre aumentato la pressione sul governo britannico affinché vengano introdotte rapidamente linee guida chiare sugli spazi riservati a un solo sesso all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.