Leggi il settimanale

Libero il politico italo-venezuelano Williams Dávila: "Nei miei 550 giorni di prigionia isolamento e vessazioni"

Il racconto del dissidente: "I pro-Maduro in Italia vogliono destabilizzare la realtà, ma la verità è una sola: la vera giustizia sociale non può esistere senza libertà politica e senza rispetto per la vita"

Libero il politico italo-venezuelano Williams Dávila: "Nei miei 550 giorni di prigionia isolamento e vessazioni"
00:00 00:00

Un inferno di 550 giorni nelle carceri di Maduro, finalmente concluso. Williams Dávila, dissidente italo-venezuelano ed ex deputato dell'Assemblea nazionale di Caracas, ha raccontato la sua detenzione all'Helicoide, la prigione dei servizi di sicurezza del regime, iniziata poche ore dopo aver rilasciato un'intervista all'Adnkronos. "Quello che mi accadde l’8 agosto 2024 fu l’esecuzione di un crimine contro l’umanità: fui sottoposto a una sparizione forzata", ha detto alla medesima agenzia, spiegando che vennero a prenderlo nel periodo in cui il Paese era nel caos per le proteste popolari scoppiate dopo le contestatissime elezioni presidenziali e che, per giorni, di lui si persero le tracce. "Durante quel periodo la mia famiglia non ebbe alcuna notizia. Mio fratello maggiore, Hugo, girò tutti i centri di detenzione e ovunque ricevette la stessa risposta ufficiale: che io non ero lì".

La cattura violenta ha avuto conseguenze molto gravi sulla sua salute, in particolare per una ferita causata da una caduta sul pavimento e la conseguente infezione "che degenerò in setticemia e prostatite severa. Quando finalmente decisero di portarmi in un vero centro ospedaliero, stavo già entrando in uno stato di shock”. "L'isolamento fu assoluto e deliberato. Furono violati protocolli internazionali fondamentali: all’Ambasciata del Portogallo fu negato ufficialmente in due occasioni che io mi trovassi nella clinica, bloccando il diritto all’assistenza consolare. Ma forse la cosa più dolorosa fu la violazione della mia libertà religiosa; mi fu impedito di ricevere il conforto spirituale di Monsignor Ovidio Pérez Morales, cugino di mia madre, al quale fu vietato l’ingresso per darmi la comunione", ha aggiunto. Nonostante tutto questo, però, non ha mai ceduto. “Se non fosse stato per il peggioramento estremo della mia salute, che rese necessario il mio trasferimento, è probabile che il mio luogo di detenzione sarebbe rimasto nascosto per molto più tempo”.

Dei mesi in cui è stato prigioniero, Dávila ha descritto isolamento e vessazioni continue. “Con gli interrogatori hanno cercato di spezzarmi, di terrorizzarmi psicologicamente. Mi chiedevano più e più volte chi fosse il mio padrino politico, dove si trovasse il mio telefono e informazioni su persone e fatti che si erano verificati dopo le elezioni del 28 luglio”, ha affermato. La notizia della sua scarcerazione arrivò all'improvviso, il 18 luglio 2025 attorno alle 17:00. Ma l'uscita dal carcere non segnò la fine della vicenda. Per mesi, infatti, il politico italo-venezuelano dovette presentarsi in tribunale ogni 30 giorni e gli fu impedito di lasciare il Paese. Il proscioglimento definitivo è arrivato solo il 9 marzo 2026, in un contesto completamente diverso rispetto a quello che aveva segnato la sua cattura.

Dávila ha anche commentato le manifestazioni pro-Maduro organizzate dalla sinistra in Italia. "Invito questi settori a conoscere la realtà attraverso le testimonianze di chi ha vissuto El Helicoide e la persecuzione. La vera giustizia sociale non può esistere senza libertà politica e senza rispetto per la vita", ha commentato. "Molte di queste organizzazioni sono finanziate da chi cerca di destabilizzare la realtà, ma, per quanto possano provarci, la verità è una sola ed è davanti agli occhi del mondo: il Venezuela ha sofferto e continua a soffrire". E al futuro del suo Paese guarda con cautela, ma anche speranza.

"Immagino una transizione che non ferisca coloro che hanno sofferto tanto, vedere gli innocenti nelle loro case, pienamente liberi”, ha affermato. “Abbiamo bisogno di un governo di unità che guarisca le ferite della separazione, dell’ingiustizia, del futuro perduto e del dolore”. Un esecutivo che, secondo Dávila "deve essere guidato da María Corina Machado".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica