Ansia alle stelle per il direttore dell’FBI Kash Patel, convinto di esser stato licenziato dopo un problema informatico rivelatosi alla fine totalmente casuale: a quanto pare, secondo il The Atlantic, alla base di quest’angoscia ci sarebbe la convinzione di essere già finito nel mirino dell'amministrazione Trump per reiterati atteggiamenti poco professionali denunciati da alcuni colleghi.
Secondo il racconto di fonti a lui vicine, mentre si preparava a concludere il suo lavoro in vista del fine settimana, Patel ha avuto difficoltà ad accedere a un sistema informatico interno. Certo di esser stato volutamente bloccato e preso dal panico, ha iniziato a chiamare freneticamente collaboratori e colleghi per annunciare di essere stato licenziato dalla Casa Bianca: due dei testimoni che hanno assistito a questo sfogo hanno descritto il suo comportamento come una vera e propria "crisi di nervi". La notizia del suo sfogo emotivo, e non poteva essere altrimenti, si è diffusa rapidamente all'interno dell'FBI, generando mormorii tra i funzionari, ma anche qualche sospiro di sollievo da parte di chi riteneva vera la notizia. Dopo pochi minuti la Casa Bianca ha ricevuto numerose chiamate dall'FBI e da membri del Congresso che chiedevano chi fosse stato posto dopo di lui a capo dell'agenzia.
Ma perché tutta quest’ansia? Secondo diversi funzionari in carica, così come ex funzionari a lui vicini, Patel sarebbe profondamente preoccupato per il fatto che il suo posto di lavoro sia effettivamente a rischio. Avrebbe buone ragioni per pensarlo, specie per via di “episodi di eccessivo consumo di alcol” segnalati al The Atlantic da alcuni testimoni, così tanto numerosi, evidentemente, che il suo licenziamento era già atteso subito dopo quello del Procuratore Generale Pam Bondi avvenuto a inizio aprile: ecco perché alcuni funzionari hanno detto senza giri di parole che il direttore è “giustamente paranoico” e che stanno “aspettando solo la notizia ufficiale”. Non solo, dato che, stando a voci di corridoio, sarebbero già in corso le operazioni di selezione del suo successore.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha respinto questa versione, spiegando in una nota che sotto il binomio Trump-Patel "la criminalità in tutto il Paese è crollata al livello più basso degli ultimi 100 anni e molti criminali di alto profilo sono stati incarcerati. Il direttore rimane una figura chiave nel team dell'amministrazione per la legge e l'ordine". Il procuratore generale ad interim Todd Blanche ha confermato tutto, sostenendo che "Patel ha ottenuto più risultati in 14 mesi di quanti ne abbia ottenuti la precedente amministrazione in quattro anni. Articoli diffamatori anonimi non sono giornalismo".
Dal canto suo il The Atlantic ribadisce con forza il contenuto dei racconti forniti da oltre una ventina di persone tra funzionari ed ex funzionari, che hanno parlato del mandato di Patel e delle sue condotte in forma anonima per non subire ripercussioni. Fonti che riferiscono di numerosi episodi di ubriachezza evidente e di assenze ingiustificate, tali da suscitare preoccupazione tra i funzionari dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia.
In una circostanza, secondo alcuni racconti, sarebbero state richieste addirittura "attrezzature per lo sfondamento", normalmente utilizzate dalle squadre SWAT e di salvataggio ostaggi per entrare rapidamente negli edifici, perché Patel risultava irraggiungibile dietro porte chiuse a chiave.Il moltiplicarsi di voci di corridoio, pertanto, sarebbe alla base delle paranoie del direttore dell’FBI, che in tanti sono sicuri verrà sostituito già nelle prossime settimane.