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L’ombra delle spie sulla rivolta iraniana: Mossad e Cia nel mirino di Teheran

Le proteste travolgono l’Iran mentre il regime accusa Mossad e Cia e impicca presunte spie. Messaggi in persiano, infiltrazioni e blackout alimentano la tensione, con migliaia di morti e lo spettro di una repressione totale

Folle intorno a un fuoco in piazza Pounak a Teheran la sera del 9 gennaio 2026 (Fonte: Afptv)
Folle intorno a un fuoco in piazza Pounak a Teheran la sera del 9 gennaio 2026 (Fonte: Afptv)

Il popolo iraniano smentisce, il regime continua a cercare e impiccare "spie", vere o presunte, e in tanti continuano a sostenere la tesi secondo la quale dietro le proteste che scuotono Teheran e le altre città dell’Iran ci siano agenti provocatori del Mossad e della Cia.

"Siamo con voi - nelle strade" hanno scritto in farsi, la lingua persiana, alcuni profili social collegati all'intelligence israeliana che ha dichiarato di aver infiltrato in territorio centinaia di agenti che avrebbero reclutato a loro volta dissidenti pronti a rovesciare la teocrazia degli ayatollah, ispirando, ricattando e fomentando le rivolte che stanno investendo la capitale e i principali centri abitati della Repubblica Islamica dell’Iran. Dal 29 dicembre a ieri, altro a Teheran sono state segnalate rivolte a Tabriz, Karaj, Kermanshah, Qom, Isfahan, Ahvaz, Shiraz, Zhedan, Kerman, Zahedan, Bandar Abbas.

Le proteste, che si collegano agli scioperi dei commercianti di Teheran contro un'inflazione insostenibile che ha raggiunto il 42%, si sono estese alle università, coinvolgendo i giovani iraniani di tutto il Paese che sono scesi nelle strade per manifestare contro il carovita e contro un regime repressivo che sembra incapace di rispondere alle esigenze del popolo.

Il Mossad ha già inviato diversi messaggi in persiano, invitando gli iraniani a scendere in piazza, e affermando apertamente che i suoi agenti sotto copertura sono tra i manifestanti, sul campo. "Uscite insieme per le strade. È giunto il momento. Siamo con voi. Non solo a distanza e verbalmente. Siamo con voi sul campo", aveva scritto il profilo X che conosciamo come "Mossad Farsi" il 29 dicembre, seguito da un augurio "particolare" dell'ex capo della Cia Mike Pompeo il 2 gennaio che parlava di un regime iraniano in difficoltà, citava le città di Mashaad, Teheran, Zahedan, e aggiungeva "Buon anno a tutti gli iraniani che camminano per le strade. E anche a tutti gli agenti del Mossad che camminano al loro fianco..".

Ma ci sono altre informazioni, tra l'ufficiale e l'ufficioso che confermano la presenza di almeno cento infiltrati del Mossad che dall'operazione Rising Lion potrebbero non aver mai lasciato il Paese. La loro missione potrebbe non essere stata solo quella di selezionare gli obiettivi, pianificare le azioni di sabotaggio e agire come commando per colpire duramente la catena di comando e gli apparati militari dell'Iran, ma quello di "scomparire" tra la folla, per poi riattivarsi nei moti che potrebbero portare al regime change.

Dopo la guerra dei 12 giorni, il direttore del Mossad, David Barnea, aveva rilasciato una “rara dichiarazione che prefigurava le attività dell'agenzia di spionaggio a Teheran”, asserendo che Israele avrebbe continuato "a essere lì”.

Molti giovani iraniani, stanno inaspettatamente evocando un ritorno dello Scià, sventolando il tricolore iraniano con il "leone che brandisce la spada di fronte al sole nascente" della dinastia Pahlavi. Bandiera che è comparsa anche sull'asta dell'ambasciata iraniana a Londra, dove un manifestante si è arrampicato sul famoso balcone da cui irruppero gli operatori dello Special Air Service per liberare gli ostaggi sequestrati da 6 terroristi iraniani appartenenti al Fronte Democratico Rivoluzionario per la Liberazione dell'Arabistan nel maggio del 1980.

In merito alla nuova ondata di proteste, che hanno già causato 2000 di morti, di cui almeno 250 solo a Teheran, la guida suprema nell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha parlato di "vandali" e "sabotatori", annunciando un'imminente e durissima repressione, e incolpando gli Stati Uniti, ma non Israele, di aver istigato i disordini. Per il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, le rivolte sono "alimentate e fomentate" da elementi stranieri e le forze di sicurezza "daranno la caccia" ai responsabili, mentre la chiusura di Internet a livello nazionale da parte del regime iraniano è ormai in vigore da più di 84 ore.

Contestualmente, il gruppo di hacker Handala, considerato legato all’Iran, ha pubblicato diversi video che “girati all'esterno dell'abitazione di un agente del Mossad”, accusato di aver svolto "un ruolo importante nell'organizzazione e nella direzione delle reti dietro i disordini in Iran”, insieme a una lista di presunti agenti dell’intelligence israeliana che stanno operando in Iran.



Fonti del Telegraph, autorevole testata britannica, hanno riferito che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe “contemplando un'azione militare contro l’Iran" e che gli è stata presentata con “una serie di obiettivi, inclusi elementi dei servizi di sicurezza responsabili delle violente repressione contro i manifestanti, uccidendo centinaia di persone nelle città dell’Iran”, ma i vertici militari del comando del Medio Oriente avrebbero i funzionari del Pentagono che necessitano del tempo necessario a "consolidare le posizioni militari degli Stati Uniti e preparare le difese" prima di effettuare eventuali strike che potrebbero essere un segnale e un’ulteriore incentivo alla rivolta, ma potrebbe scatenare gravi rappresaglie da parte dell’Iran.

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