È una crisi invisibile ma allo stesso tempo una delle emergenze sanitarie più letali e sottovalutate del pianeta. I riflettori sono puntati sui morsi letali di serpente che ogni anno mietono decine di migliaia di vittime nel cuore dell'Asia, precisamente in India, nel Paese più popoloso del mondo. Qui sempre più persone perdono la vita a causa del veleno inoculato in pochi secondi da rettili pericolosissimi, spesso senza riuscire a raggiungere in tempo una struttura sanitaria adeguata. Campi agricoli, villaggi isolati e strade dissestate fanno da sfondo allo scenario quotidiano di tragedie evitabile. In molti Paesi asiatici, infatti, il morso di serpente non è solo un incidente, ma un rischio professionale per agricoltori e lavoratori informali. La mancanza di infrastrutture, ambulanze e presidi medici rende la sopravvivenza una questione di fortuna.
L'India alle prese con una crisi invisibile
Secondo quanto riportato dalla Bbc, che ha dedicato un lungo focus al dossier, l’India rappresenta l’epicentro globale di questa crisi: circa 50.000 persone muoiono ogni anno per morsi di serpente, pari a quasi la metà delle vittime mondiali. Alcune stime suggeriscono numeri ancora più drammatici: tra il 2000 e il 2019 i decessi potrebbero aver superato quota 1,2 milioni. Attenzione però, perché le cause non sono legate solo alla diffusione dei serpenti velenosi, ma a un sistema sanitario fragile nelle aree rurali.
Un recente rapporto della Global Snakebite Taskforce ha riscontrato un fatto allarmante: il 99% degli operatori sanitari nei Paesi più colpiti, tra cui l’India, incontra difficoltà nella somministrazione dell’antidoto salvavita. Ritardi nei trattamenti, carenza di antiveneni e formazione insufficiente portano spesso ad amputazioni, paralisi permanenti o alla morte. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l’avvelenamento da morso di serpente come una delle malattie tropicali neglette più gravi, sottolineando come colpisca in modo sproporzionato le popolazioni più povere e marginalizzate.
Le ragioni di un'emergenza evitabile
Nonostante i primi passi istituzionali, la strada per arginare l’emergenza resta in salita. Nel 2024 l’India ha lanciato un piano nazionale per dimezzare i decessi entro il 2030, puntando su sorveglianza, prevenzione e maggiore disponibilità di antidoti. Tuttavia, l’attuazione procede a macchia di leopardo.
Attualmente gli antiveneni disponibili sono però efficaci solo contro quattro specie principali di serpenti, mentre decine di altre continuano a rappresentare una minaccia senza una cura mirata. In molte regioni, inoltre, i pazienti si affidano ancora a guaritori tradizionali, arrivando in ospedale quando il veleno ha già causato danni irreversibili.
Gli esperti sottolineano che il problema non è solo medico, ma politico e sociale: i morsi di serpente vengono percepiti come “un
problema dei poveri”. Senza investimenti strutturali, formazione del personale e riconoscimento ufficiale dei casi, la crisi resterà invisibile. Nel frattempo, ogni anno, migliaia di vite continuano a spegnersi nel silenzio.