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No alla pena di morte per Mangione, l'assassino manager del colosso sanitario Usa

La giudice federale respinge la richiesta dei procuratori. Ammesse le prove sequestrate durante arresto

No alla pena di morte per Mangione, l'assassino manager del colosso sanitario Usa
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La giudice federale statunitense Margaret Garnett ha stabilito oggi che i pubblici ministeri non potranno chiedere la pena di morte per Luigi Mangione, l’italo-americano di 27 anni accusato dell’omicidio del CEO di UnitedHealthcare Brian Thompson avvenuto il 4 dicembre 2024 a Manhattan.

La decisione della giudice Garnett

La decisione arriva in un momento in cui la vicenda giudiziaria si trova al centro di un acceso dibattito nazionale sull’opportunità di utilizzare la pena capitale in casi di omicidio di alto profilo, soprattutto dopo l’ordine del procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi di perseguire la pena di morte nel caso Mangione — un’iniziativa che avrebbe segnato la prima applicazione dell’esecuzione federale nel secondo mandato del presidente Donald Trump.

La giudice Garnett ha ritenuto che uno degli elementi fondamentali del capo d’accusa federale — l’accusa di omicidio qualificabile come “crimine di violenza” necessario per rendere eleggibile la pena di morte — fosse “tecnicamente difettoso” secondo la legge federale vigente, e ha pertanto respinto tutto ciò che consentiva ai pubblici ministeri di perseguire una punizione capitale.

Le accuse che restano e il processo

Rimangono invece in piedi le accuse di stalking e altre imputazioni legate all’omicidio con possibilità di ergastolo. La giudice ha inoltre respinto la richiesta della difesa di escludere alcune prove, compreso il materiale rinvenuto nello zaino di Mangione all’arresto, ritenendo ammissibile il loro utilizzo al processo.

La selezione della giuria per il processo federale è stata fissata per l’8 settembre 2026, mentre la difesa e l’accusa si confrontano sulle tempistiche del procedimento statale parallelo: l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan ha chiesto che la causa statale cominci il 1° luglio 2026. Mangione, che ha negato ogni accusa, è attualmente detenuto in un carcere federale a Brooklyn e resta sotto stretta sorveglianza in vista delle udienze.

Un caso che ancora scuote il Paese

La morte di Thompson, ucciso all’alba mentre camminava verso una conferenza aziendale, aveva sconvolto l’opinione pubblica americana e attirato l’attenzione internazionale sia per la figura della vittima sia per il presunto movente dell’aggressore. Le autorità ritengono che Mangione abbia colpito in modo mirato, e secondo alcune ricostruzioni – confermate anche dall’analisi dei media statunitensi – la dinamica dell’attacco e gli oggetti rinvenuti al momento dell’arresto (fra cui una pistola e annotazioni critiche verso il sistema sanitario) costituiscono una forte prova indiziaria nel quadro accusatorio.

La decisione del giudice Garnett è stata interpretata da alcuni commentatori come un colpo alla strategia del Dipartimento di Giustizia, mentre osservatori legali sottolineano che essa potrebbe accelerare alcune fasi procedurali, evitando i ritardi legati a un processo con possibile pena di morte.

La vicenda ha avuto anche sviluppi peculiari fuori dall’aula: un

uomo del Minnesota è stato arrestato dopo essersi spacciato per agente dell’FBI nel tentativo di liberare Mangione dalla struttura in cui è detenuto, un episodio che ha richiamato l’attenzione sul caso negli Stati Uniti.

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