Nicolás Ernesto Maduro Guerra, figlio primogenito dell'ex caudillo alla sbarra a New York, viene chiamato «il principe». Pure lui è accusato dalla giustizia americana di essere «in combutta con trafficanti di droga e gruppi narcoterroristi, che spedivano cocaina lavorata dal Venezuela agli Stati Uniti attraverso punti di trasbordo nei Caraibi e nell'America centrale, come Honduras, Guatemala e Messico». Nicolasito, membro dell'Assemblea nazionale, è entrato in politica dal 2013, quando il padre ha raccolto il testimone di Hugo Chavez alla guida del paese. Maduro aveva nominato il primogenito «Capo del Corpo degli Ispettori Speciali della Presidenza» per supervisionare l'applicazione delle direttive del padre. Ieri era presente alla seduta dell'Assemblea nazionale dove i parlamentari eletti alle legislative dello scorso maggio hanno prestato giuramento al grido di «Forza Nico» riferendosi al presidente catturato dalla Delta force.
Nicolasito ha lanciato, subito dopo il blitz, un appello al popolo per scendere in piazza: «Uniamoci e stringiamoci attorno al nostro alto comando politico-militare». In risposta sono sfilate a Caracas qualche centinaia di persone attorniate dai civili armati dei colectivos, paramilitari di estrema sinistra.
Nell'atto di accusa, che riguarda prima di tutti il padre, il giovane Maduro, 35 anni, è citato in diversi episodi a cominciare dal 2014-2015 quando «visitava l'isola di Margarita circa due volte al mese». Il «principe» arrivava a bordo di un jet Falcon 900 di proprietà della compagnia petrolifera statale venezuelana. «Un capitano della Guardia Nazionale coordinava hotel, trasporti, donne e cibo per le visite dei funzionari venezuelani» a cominciare dal figlio del presidente. «Prima di lasciare l'isola, l'aereo di Maduro Guerra veniva caricato, a volte con l'assistenza di sergenti armati - si legge negli atti - con grandi pacchi avvolti in nastro adesivo, che il capitano aveva capito contenessero droga». Il principe in un'occasione era presente e «dichiarò che l'aereo poteva volare ovunque, compresi gli Stati Uniti».
Secondo la procura di Manhattan, Maduro Guerra, attorno al 2017 «si dedicò alla spedizione di centinaia di chili di cocaina dal Venezuela a Miami, in Florida». Nello stesso periodo discusse con i narcotrafficanti del contrabbando di cocaina di bassa qualità a New York. Il carico era di «500 chilogrammi da scaricare da un container vicino a Miami» e poi far arrivare al porto di New York.
Il figlio del presidente avrebbe partecipato nel 2020 a un incontro a Medellin, in Colombia, con due rappresentanti delle Farc, la guerriglia locale coinvolta nella coltivazione e traffico di droga. «Maduro Guerra ha discusso degli accordi per il trasporto di grandi quantità di cocaina e armi attraverso la Colombia verso gli Stati Uniti nel corso dei successivi sei anni, fino a circa il 2026» sostiene l'accusa. In cambio della droga i guerriglieri della Forza armata rivoluzionaria colombiana avrebbero ricevuto «il pagamento in armi».
Il figlio di Maduro non ha escluso che la cattura del padre e della matrigna sia avvenuto grazie ad elementi all'interno del regime venezuelano. «Vedremo più avanti, la storia dirà chi sono i traditori - ha dichiarato su Instagram - adesso dobbiamo concentrarci nel governare il Paese e a far tornare sani e salvi in patria Nicolás Maduro e Cilia Flores».