La comunità internazionale attende risposte per la strage di giovani vite a Crans-Montana: la catena di errori, inadempienze e inosservanze che ha portato alla morte di 40 ragazzi nel locale svizzero Le Constellation pretende che vengano individuati senza indugio i responsabili a ogni livello. Anche per questo motivo la conferenza stampa del sindaco di Crans-Montana ha lasciato molti con l'amaro in bocca, specialmente in Svizzera, dove i media alzano la voce e chiedono che venga tutelata la credibilità della Svizzera, che a livello internazionale finora è uscita molto ridimensionata. Le parole di Nicolas Féraud, il suo atteggiamento davanti ai media, sono stati analizzati a fondo, sono stati studiati, e ora i media chiedono che ci sia un'assunzione collettiva di responsabilità.
È soprattutto una frase a essere finita nel mirino, pronunciata dal sindaco durante la conferenza. "Ero senza parole. Ho provato imbarazzo per lui. Ieri mattina, martedì, il sindaco di Crans-Montana si è presentato davanti ai media. Nicolas Féraud, 55 anni, ha parlato di 'oggettività', di 'fatti' e ha dichiarato, tradotto dal francese: 'Il comune è la parte lesa più colpita, prima di chiunque altro'. Dice questo in un momento in cui ci sono 40 morti, molti dei quali giovani. Decine di feriti gravi. Centinaia di parenti disperati", ha scritto Rolf Cavalli, caporedattore del quotidiano svizzero Blick. Questa, scrive Cavalli, "è una citazione della vergogna. E questa apparizione rappresenta il problema fondamentale di questo caso". La versione francese del quotidiano 20 Minuti ha sentito l'esperto di comunicazione di crisi Roger Huber che ha commentato proprio quel passaggio: "La dichiarazione di Féraud, secondo cui il Comune sarebbe il più colpito, è stata definita particolarmente problematica. 'Ci sono stati un centinaio di feriti, alcuni gravemente ustionati, e 40 morti. È semplicemente una mancanza di rispetto per i defunti. Mi aspetterei molta più sensibilità in un caso simile'". Ma Huber avanza anche un paragone per spiegare l'atteggiamento del sindaco: "Mi ha ricordato un po' Francesco Schettino, il capitano della Costa Concordia. Il problema non è solo la sua prestazione dopo i fatti: è lui che ha portato la nave nella tempesta".
Ma l'esperto di comunicazione ha voluto sottolineare anche un altro passaggio: "La cosa che mi ha disturbato di più: non si è scusato". Il sindaco ha dichiarato che "il Consiglio comunale si rammarica amaramente di aver scoperto una carenza nei controlli periodici" ma questa situazione ha scosso i media svizzeri, riportandoli alla realtà di un Paese che non è probabilmente quello in chi avevano sempre creduto di abitare, che non è stato capace di evitare una tragedia perché, come ha scritto Cavalli, "la scorsa primavera guardavamo all'incendio della discoteca in Macedonia con molti morti e feriti: bar illegale, vie di fuga bloccate, funzionari arrestati. E pensavamo: da noi è impensabile. Ora sappiamo che l'impensabile era possibile. E peggio ancora: da noi era tutto legale. Autorizzato". Su questo ci sono indagini in corso, si deve ancora accertare cosa sia andato storto, se ci sono state delle violazioni e cosa, invece, era a norma. L'avvocato di diverse famiglie delle vittime, Romain Jordan, le cui parole sono state riportate dal Tagesanzeiger, ha sottolineato proprio il distacco umano in quella conferenza, quando "ci si sarebbe aspettati delle scuse, a maggior ragione a cinque giorni dagli eventi". E soprattutto "il fatto che il Comune cerchi di dipingersi come vittima priva le vere vittime di questa tragedia del loro status, il che è inaccettabile in queste drammatiche circostanze".
L'appello mosso da Cavalli dalle colonne del suo quotidiano è chiaro: "Ora serve un passo che mostri grandezza: un procuratore straordinario esterno o almeno una vigilanza indipendente. Non per sfiducia, ma per responsabilità. Perché non si tratta solo di colpa.
Si tratta di giustizia. Di fiducia. E del coraggio di ammettere che anche la Svizzera è fallibile. Ma deve dimostrare di voler fare di meglio. C'è molto in gioco. Ne va della credibilità della Svizzera".