In Scozia la comunità Lgbt fa il bello e il cattivo tempo, questo è ormai noto. Basti pensare che è sufficiente un’autocertificazione per cambiare sesso. Ma dal servizio sanitario nazionale (NHS) arriva una storia destinata a scatenare vibranti polemiche. Beth Upton è un dottore trans (nato uomo e ora identificato come donna) e sostiene di essere “biologicamente donna”. Una falsità incontrovertibile. Ma non è quello il problema. Beth Upton infatti pretende di cambiarsi nello stesso spogliatoio delle colleghe donne.
Il caso è finito in tribunale. Nella sua testimonianza di fronte ai giudici del lavoro, il dottore trans ha affermato che il sesso non ha “alcun significato definito o concordato nella scienza”. Altra falsità. Il problema è però sorto quando un’infermiera, Sandie Peggie, ha denunciato di essersi sentita molestata a causa di questa condivisione di spogliatoio. Secondo Beth Upton, le colleghe che si sentono a disagio hanno opinioni “disinformate, parziali, spiacevoli e bigotte”.
Come riporta il Telegraph, l’avvocato Naomi Cunningham, che difende l’infermiera nel procedimento, ha posto una precisa domanda al dottore trans: "Dici di essere una donna trans. Ne consegue che non sei una persona con un corpo biologicamente femminile?". La risposta di Beth Upton è clamorosa: "Il termine biologicamente femminile o biologicamente maschile è completamente nebuloso. Non ha un significato definito o concordato nella scienza, per quanto ne so. Non sono un robot, quindi sono biologica e la mia identità è femminile. Senza voler fare troppo appello al dizionario, sono biologicamente femminile".
Follia woke del NY Times: le donne biologiche sono "donne non transgender"Secondo quanto ricostruito, il dottore trans aveva ricevuto il permesso di usare gli spogliatoi femminili al Victoria Hospital di Fife da un responsabile e ha continuato a frequentarli nonostante il disagio denunciato dall’infermiera. Alla vigilia del Natale 2023, le due parti si sono scontrate e Beth Upton ha sporto denuncia formale, con l’infermiera sospesa dal lavoro e indagata per bullismo. In tribunale è proseguito il piagnisteo: "Come persona che vive in una società transfobica, accetto che ci siano purtroppo e tristemente pregiudizi, una mancanza di volontà di esplorare la varietà e lo spettro che è genere ed espressione di genere”.
La linea dell’avvocato dell’infermiera è perentoria: “Stavi chiedendo che la mia cliente si sottomettesse a te fingendo che fossi una donna, anche se entrambi sapevate che è falso”. “Sto semplicemente chiedendo rispetto” la replica del dottore trans, che ha ribadito a più riprese che il termine sesso biologico “non significa davvero nulla” in quanto era impossibile “definire in modo accurato o utile” cosa significasse. La battaglia in tribunale proseguirà nelle prossime settimane, ma le tracce di buonsenso sono sempre meno visibili.
