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C’è la diffida del Pd: "Ora chiudere il Cpr". Sala in imbarazzo, si prende del tempo

Il sindaco: "Tema delicato, rifletterò". Lega e FdI: "I centri vanno raddoppiati"

C’è la diffida del Pd: "Ora chiudere il Cpr". Sala in imbarazzo, si prende del tempo
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Un’altra grana per il sindaco Beppe Sala. Dopo lo stop all’adozione del taser per i vigili - approvata in giunta e congelata dal Pd e la sospensione del gemellaggio con Tel Aviv, chiesta da Pd e Avs e bocciata dalla giunta, con tanto di occupazione del Consiglio da parte dei Verdi e verifica di maggioranza sollecitata da Azione, questa volta gli tocca gestire la diffida che gli hanno inviato una settimana fa l’eurodeputata Pd Cecilia Strada e i consiglieri regionali di Avs Onorio Rosati, di Patto Civico Luca Paladini e del Pd Paolo Romano. Chiedono alla giunta comunale di attivarsi nei confronti del Ministero dell’Interno per ottenere la chiusura del Centro per i rimpatri di via Corelli e il «riconoscimento del danno arrecato all’immagine e all’identità della città». Gli esponenti di sinistra sostengono che all’interno «vengono irrimediabilmente violati i diritti fondamentali delle persone trattenute, tra cui il diritto alla salute, alla difesa, all’informazione, alla comunicazione e a condizioni di vita dignitose». Denunciano «criticità strutturali e violenze reiterate, episodi ricorrenti di tensione, proteste, atti di autolesionismo e tentativi di suicidio sono di casa dentro le gabbie del Cpr». Il sindaco ha 90 giorni di tempo per decidere se farsi carico della richiesta e ieri ha dichiarato che si prenderà «il tempo adeguato, perchè ci sono due riflessioni importanti che sono generate da questa diffida.
La prima è appunto l’idea della chiusura del Cpr, non è una decisione a cuor leggero anche il fatto di farsi portatore di questa istanza al prefetto». La seconda questione «che è ancora più delicata e su cui è importante il giudizio della nostra Avvocatura - sottolinea - è la richiesta di danni da parte del Comune al Ministero. É chiaro che è un atto politico che io comprendo, ma una decisione del Comune va ben riflettuta, quindi prenderò certamente del tempo». Tra l’altro a pochi giorni dalle scintille in aula e la richiesta di verifica di maggioranza Sala cerca di gettare acqua sul fuoco: «Mi auguro che prevalga il buonsenso. Manca un anno alla fine del mandato, che è un tempo limitato ma in cui c’è ancora molto da fare e bisogna prepararsi alle prossime elezioni. Se qualcuno ha idee diverse io sono in ufficio sempre, ma penso e spero di no». Il segretario metropolitano Pd Alessandro Capelli lavora per ricomporre e per ora non ha convocato incontri con gli altri partiti. Tra Verdi e Azione (sui social) continuano a volare gli stracci.
Le parole di Sala sul Cpr, afferma il segretario provinciale della Lega Samuele Piscina, «confermano una situazione di totale imbarazzo politico e una maggioranza di sinistra sempre più divisa su un tema fondamentale come la sicurezza.
Sala prende tempo, consapevole probabilmente dell’assurdità di una richiesta che non porterebbe alcun risultato concreto. I Cpr non sono un capriccio politico ma strumenti indispensabili dello Stato: servono a trattenere irregolari e spesso responsabili di reati in attesa del rimpatrio.
Chi ne chiede la chiusura si assume la responsabilità».
Chiede a Sala di «chiarire da che parte sta. I Cpr vanno aperti e rafforzati, non chiusi». Il deputato FdI Riccardo De Corato conferma: «In Lombardia serve un secondo Cpr oltre quello di via Corelli che non è più sufficiente per ospitare il gran numero di clandestini. Altro che chiuderlo, è inutile che Sala prenda tempo». E il consigliere di Forza Italia Alessandro De Chirico attacca: «Ai milanesi non gliene frega nulla delle beghe interne al centrosinistra.
Chiudere il Cpr significa lasciare in libera circolazione sbandati e delinquenti extracomunitari che non hanno nulla da perdere. Spero che il buonsenso del sindaco prevalga rispetto alle strampalate uscite elettorali di un ultrasinistra in fibrillazione». Per il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino «è un’inutile vergogna e andava chiuso già da tempo».

E la capogruppo Pd Beatrice Uguccioni ricorda che negli anni il partito «negli anni e in aula si è già espresso sul Cpr», nel 2023 è stata votata una mozione per la chiusura, «è giusto che Sala valuti con attenzione e celerità tutti gli elementi sul piano giuridico e istituzionale, allo stesso tempo va ricordato che la gestione dei rimpatri e dei Cpr sono competenza nazionale».

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