Guardava porno in orario di ufficio: annullata la sospensione del carabiniere

Alla base della decisione del Tar una serie di problemi di tempistica: il provvedimento è stato annullato

Guardava porno in orario di ufficio: annullata la sospensione del carabiniere
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Era finito nell'occhio del ciclone per aver compiuto atti scabrosi durante l'orario di servizio, anche all'interno del suo stesso ufficio: la sospensione per 4 mesi inflitta al responsabile, un tenente colonnello dell'Arma, è stata tuttavia annullata dal Tar del Veneto. Una decisione, quella presa dal Tribunale amministrativo regionale, giunta a seguito del ricorso presentato dal legale che tutela gli interessi del carabiniere, vale a dire l'avvocato Gianfranco Ceoletta di Verona.

I fatti contestati al tenente colonnello risalgono al periodo compreso tra agosto 2019 e luglio 2020. In quell'arco cronologico, si può leggere nelle motivazioni alla base della sospensione determinata dai vertici dell'Arma il 23 maggio dello scorso anno, il militare "in più occasioni, in orario di servizio e in talune circostanze all'interno della sede di servizio (ufficio), si intratteneva nella visione di video dal contenuto pornografico, in videochiamata a carattere erotico e nella produzione di foto/video di atti di autoerotismo, in alcuni dei quali figura ritratto".

Considerata la situazione, i superiori del carabiniere avevano ritenuto violati i doveri derivanti dal giuramento, dal grado e dal senso di responsabilità e di contegno che un militare dovrebbe mantenere: ecco il perché, quindi, della scelta di provvedere a una sanzione disciplinare.

Le prove di quanto accaduto nel periodo tra agosto 2019 e luglio 2020 sarebbero emerse, come riferito da Il Gazzettino, in occasione dell'analisi del contenuto dei dispositivi elettronici del tenente colonnello, nell'ambito di un procedimento penale in cui si indagava su un caso di "frode in processo penale e depistaggio e favoreggiamento personale".

Le contestazioni avanzate dal legale del carabiniere sono state molteplici, ma quella che in effetti ha determinato la scelta da parte del Tar di accogliere il ricorso è relativa unicamente a un problema di tempistica. "Il procedimento disciplinare, scaturito da una infrazione di rilevanza non penale, è stato avviato solo il 6 dicembre 2021", scrive l'avvocato Ceoletta. Ciò significa, quindi, oltre i 60 giorni"dalla conclusione degli accertamenti preliminari, da individuarsi nel 30 settembre 2021". Oltre ciò, il provvedimento contro il tenente colonnello è stato comminato in data 23 maggio 2022,"all'esito di un procedimento durato 168 giorni, oltre il termine di 120 giorni previsto per la conclusione del procedimento disciplinare". Entrambi i termini sono stabiliti dalla legge, per cui non rispettarli significa incorrere in un vizio di illegittimità.

Si aggiunga inoltre il fatto che i giudici amministrativi non hanno mai ricevuto risposta dal ministero della Difesa sulla loro richiesta dell'8 febbraio di produrre quei documenti utili a

determinare a quale momento"debba farsi risalire la conclusione degli accertamenti preliminari dai quali decorrono i 60 giorni per l'avvio del procedimento". Tutto questo ha portato all'annullamento del provvedimento.

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