Un milanese su due usa l'auto, ma i mezzi pubblici restano un problema

La percentuale di chi utilizza la mobilità pesante è inferiore alla media nazionale, ma resta forte la problematica sui servizi fruibili da tutti i cittadini

Un milanese su due usa l'auto, ma i mezzi pubblici restano un problema

Il dossier di Ipsos per Legambiente sottolinea indicazioni numeriche che offrono una visione in chiaroscuro su Milano. Sono infatti due le notizie contrapposte che emergono dall'indagine. Il 49% per cento dei cittadini meneghini utilizza la mobilità pesante (e quindi inquinante, più pericolosa per la sicurezza stradale) rispetto a tutti gli spostamenti sul capoluogo lombardo. Per pesante s'intende auto e moto non elettriche. E questo è l'aspetto da considerare positivo, visto che la media nazionale è del 66%. In sintesi: in Italia, due su tre sempre in auto; a Milano, "solo" uno su due sempre in auto. A Milano il 27% gira a piedi, in bici, bici elettrica, monopattino (mobilità leggera). Ne resta così un 24% di mobilità sostenibile, che significa mezzi pubblici, in condivisione o privati elettrici.

Lo studio delinea anche un altro primato, che però è tendenzialmente negativo: la quota di abitanti che l'associazione cataloga come "aperti al pubblico". Ovvero: userebbero di più i mezzi pubblici (e quelli in sharing) "se i servizi fossero migliori o se costassero di meno". Il 25% dei milanesi (più che nel resto d'Italia) si riconosce in questo profilo. "Significa che esiste una grande disponibilità, che andrebbe incentivata, ma al contrario a Milano diminuiamo le corse e aumentiamo il costo del biglietto", riflette Carlo Monguzzi, consigliere comunale di Europa Verde, nella maggioranza del sindaco Beppe Sala. Sintomo evidente di un'insufficienza del numero dei mezzi di trasporto pubblico.

Milano rappresenta una "mosca bianca" in Italia

Stando comunque sulla ricerca di Legambiente svolta sulle cinque maggiori città italiane conferma avanguardia italiana della mobilità. Gli "irriducibili individualisti" dell'automobile, per esempio, sono il 7%: si tratta della metà della media italiana e sotto la quota di Firenze, Torino, Napoli e Roma. Più alta la quota (11%) dei "consapevoli (della crisi climatica) ma incerti (nell'orientarsi verso una mobilità leggera)". È la tipologia di milanesi che si riconosce nella frase: "È l'autorità che deve decidere, se fosse per me andrei avanti a comportarmi come sempre...". Un milanese su cinque infine preferisce camminare o andare in bicicletta perché conviene e sarebbe "disposto a rinunciare del tutto all'auto di proprietà a fronte di una maggiore sicurezza stradale e un potenziamento dei servizi sharing". Questo gruppo è cresciuto dopo il lockdown.

Il dossier ha fatto anche il bilancio dei principali indicatori di mobilità e inquinamento, messi in relazione con gli obiettivi fissati dalle leggi europee e per il 2030 o 2035. Anche qua, molti record: positivi e negativi. La piaga storica: lo smog. Per rientrare nei limiti fissati per la protezione della salute, "il Pm10 dovrà essere ridotto del 43% entro il 2030, il Pm2,5 del 57 per cento e gli ossidi di azoto del 57 per cento". Ogni 100 abitanti, a Milano ci sono 49 auto: sono pochissime rispetto al resto d'Italia (altrove sono sopra 60), ma troppe a confronto con le metropoli europee (25 a Parigi, 33 a Berlino, 30 a Londra) e comunque lontane dal limite di 35 come obiettivo indicato dall'Unione per il 2030.

"Eccellente" invece, sostiene l'associazione, l'offerta di trasporto pubblico, come estremamente avanzata la quota di mezzi pubblici e mezzi in sharing elettrici (rispettivamente 76 e 80%). Dato che sembra in conflitto con la richiesta di un servizio migliore emersa dal sondaggio. Ma il carattere della Milano esigente si fa sentire molto da questo punto di vista.

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