Sono 5 anni che lo chiamano a testimoniare. Ma è morto nel 2017

La storia paradossale del professionista 60enne di Prato. La vedova: "Abbiamo già comunicato agli uffici la scomparsa di mio marito, ma è stato inutile"

Sono 5 anni che lo chiamano a testimoniare. Ma è morto nel 2017

Dal 2018, almeno una volta all'anno, viene chiamato in tribunale a testimoniare nell'ambito di un processo. Sarebbe già stato convocato almeno sei volte, in tutto questo lasso di tempo. Cosa c'è di strano? Che il protagonista di questa vicenda non ha mai avuto la possibilità di presentarsi in aula e non potrà mai più averla, perchè è morto sei anni fa. Nonostante tutto però, alla vedova continuano puntualmente ad arrivare le missive del palazzo di giustizia che richiedono la presenza del marito in veste di testimone. Una storia decisamente bizzarra quella che arriva da Prato (in Toscana) e che riguarda un uomo di 60 anni scomparso nel 2017.

Il procedimento giudiziario ancora in corso vede imputate due persone che, secondo la ricostruzione dell'accusa, provarono a utilizzare alcuni assegni riconducibili proprio al sessantenne (che amministrava un'agenzia assicurativa nel capoluogo laniero, a quanto pare). Il fatto in questione risale al 2016 e all'epoca fu proprio il libero professionista a denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine. Non fece tuttavia in tempo ad essere ascoltato dalla magistratura, perchè morì proprio nell'anno che separava gli avvenimenti dall'inizio del processo. E per quanto la famiglia ne abbia più volte comunicato il decesso, gli avvisi (a detta dei familiari) continuerebbero ad arrivare ancora oggi a cadenza annuale, senza soluzione di continuità. A rendere nota la situazione sui generis è stata la moglie del defunto, che ha spiegato inoltre come si sia rivelato "inutile ogni tentativo fatto negli anni di comunicare che il professionista è venuto a mancare".

"Mio marito si occupava dell'amministrazione di un'agenzia assicurativa e fu lui proprio lui, dopo il furto, a presentare la denuncia. Fu sempre lui a essere chiamato quando furono individuati coloro che erano coinvolti nella vicenda, mi pare all'atto del tentativo di riscossione di due assegni - ha raccontato la donna all'Ansa - poi però è morto, in 40 giorni. A me, insieme al dolore per la perdita, è toccato il compito di sistemare tutta la parte economica con la collaborazione dei suoi soci". La prima convocazione arrivò come detto nel 2018. E da lì in poi, le comunicazioni si sono susseguite. "Ogni lettera di convocazione è una vera sofferenza per me", ha chiosato la donna.

Un episodio anomalo che ha sorpreso anche il procuratore-capo Giuseppe Nicolosi, che dopo aver porto le proprie scuse alla vedova ha chiesto i riferimenti del processo. E fatto presente come episodi del genere non debbano mai più accadere.

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