«Un caso maledetto», lo ha definito la sua ex avvocata, con parole quanto mai pertinenti. François Saubadu si è suicidato. Il nome della vittima è poco conosciuto al grande pubblico italiano, anche se in molti lo avranno ascoltato nel documentario di Netflix dal titolo «Da rockstar ad assassino: il caso Cantat». Tutto ruota proprio attorno al cantante e musicista francese Bertrand Cantat, leader del gruppo Noir Désir, una delle band più influenti della scena musicale francese degli anni ’90. La star francese nel 2004 venne riconosciuta colpevole di omicidio preterintenzionale, cioè non premeditato, dopo la morte violenta della sua compagna, l’attrice francese Marie Trintignant, nel 2003 a Vilnius, in Lituania. Nonostante la condanna a 8 anni, Cantat appena sette mesi
dopo ottenne la semi-libertà e tre anni dopo la libertà condizionale con l’obbligo di seguire un percorso di cura per la gestione della violenza. Dopo questi eventi, il cantante riprese la relazione con la ex moglie Krisztina Rády, da cui aveva avuto due figli e che lo aveva difeso al processo su Marie Trintignant. La donna si impiccò nella loro casa di Bordeaux, mentre Cantat dormiva nella stanza accanto. Ed ecco che a questo punto la storia di François Saubadu, che si è suicidato cinque giorni fa, si intreccia con quella di Cantat. Saubadu era l’ex compagno di Krisztina Rády e aveva denunciato nel documentario Netflix come la donna e moglie di Cantat vivesse «in un clima di terrore» con la rockstar e venisse «picchiata continuamente, davanti a testimoni». In seguito alla sua testimonianza tv, la procura di Bordeaux aveva riaperto un’indagine preliminare a luglio contro Cantat per «violenza intenzionale da parte del coniuge».
Secondo i magistrati francesi, le nuove testimonianze non erano presenti nei procedimenti precedenti, una novità che giustificava la revisione del caso. Ed evidentemente la storia aveva profondamente segnato Saubadu, testimone chiave. Le morti nell’entourage di Cantat sono adesso almeno tre, fra vittime dirette e indirette di una star con il tarlo della violenza.