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Il cane, la lite e la coltellata: Ylenia uccisa dal fratello, inseparabili in stile Gomorra

Confessa il 28enne: "Non mi faceva dormire, le ho lanciato una lama"

Il cane, la lite e la coltellata: Ylenia uccisa dal fratello, inseparabili in stile Gomorra
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Lui voleva dormire, lei non ne voleva sapere di abbassare la musica. Poi la pipì del cane sul letto. Cominciano a litigare così. E quel fratello da cui non si separava mai e che sui social la 22enne Ylenia Musella descriveva come «il giovane uomo che ha saputo fargli da madre e da padre», ma con cui negli ultimi tempi i rapporti si erano un po' rovinati perché lui considerava la sorella uno spirito troppo libero, afferra un coltello, glielo lancia addosso e la uccide. Non era quello che voleva, dirà Giuseppe, 28 anni, agli inquirenti che lo fermano dopo la fuga di una notte. Ma è quello che è successo, nonostante la corsa in auto per scaricare la sorella in fin di vita in ospedale prima di dileguarsi e consegnarsi alla polizia appena giorno.

I due vivevano a Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli dove la guerra tra clan, gli omicidi e la droga fanno parte del degrado urbano del rione Colocal, uno dei più malfamati della periferia orientale di Napoli. Anche se il delitto di Ylenia non ha a che fare con la camorra in senso stretto, il clima in cui è maturato è quello di un universo culturale in cui la violenza è normalità. È quello che si respira anche in casa Musella, dove la mamma è appena uscita dal carcere dove era rinchiusa per droga, il suo compagno, figura di spicco del clan Casella-Circone, è ancora dentro per camorra e una zia era stata uccisa dai clan nel 2015. La stessa 22enne aveva avuto problemi con la giustizia per aver truffato un'anziana in Abruzzo. Ylenia fa la vita di una ventenne come tante, tra amici e serate in discoteca. Anche Giuseppe conduce un'esistenza normale, è ancora incensurato, voleva diventare un calciatore. Martedì pomeriggio, però, durante una discussione, si trasforma in una furia. La sorella non lo fa riposare, tiene la musica troppo alta. Quando dà un calcio al cagnolino del fratello, che aveva fatto la pipì sul letto, lui va su tutte le furie. Prima le mette le mani addosso, come dimostrano le tumefazioni al volto, poi afferra un coltello da cucina e lo lancia contro Ylenia. Dice che voleva solo spaventarla, che non pensava di colpirla. Invece la lama le si conficca nella schiena. La 22enne sanguina, ma riesce a trascinarsi in strada. Sotto casa stramazza al suolo. Il fratello la raggiunge, la carica in macchina - non è chiaro se insieme alla madre o con altre persone - e la trasporta al vicino ospedale Villa Betania, dove la scarica e si dilegua. Spera che i medici riescano a salvarla, invece quell'unica coltellata le sarà fatale. E forse spera che gli inquirenti non arrivino a lui. Ma gli investigatori capiscono subito che non ci sono collegamenti con la criminalità organizzata, che si è trattato di un delitto maturato in ambito domestico. Lo racconta il rione, lo dicono le indagini che subito escludono denunce per stalking e maltrattamenti. Lo dice soprattutto l'assenza di Giuseppe tra i familiari, che sono i primi ad essere interrogati. I fratelli erano legatissimi, ma recentemente tra loro erano aumentati i contrasti. La fuga del 28enne dura poche ore.

Mercoledì mattina si presenta in questura: «Sono stato io ad uccidere mia sorella, non volevo, la mia vita è finita con la sua». Racconta la sua versione. Tanti gli aspetti ancora da verificare. Scatta l'arresto per omicidio volontario, senza premeditazione.

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