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Il caso

Cristina Mazzotti, due ergastoli per l’omicidio: sentenza a quasi 50 anni dal sequestro

La Corte d’Assise di Como condanna Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella per l’omicidio volontario aggravato della 18enne rapita nel 1975. Prescritto il sequestro a scopo di estorsione. Assolto il terzo imputato

Sequestro di Cristina Mazzotti: due ergastoli dopo 50 anni

Due condanne all’ergastolo a quasi mezzo secolo dai fatti. La Corte d’Assise del tribunale di Como ha riconosciuto Giuseppe Calabrò, 74 anni, e Demetrio Latella, 71 anni, colpevoli del concorso nell’omicidio volontario aggravato diCristina Mazzotti, la giovane di 18 anni sequestrata la sera del 30 giugno 1975 a Eupilio, nel Comasco, e ritrovata morta il 1° settembre successivo in una discarica di Galliate, in provincia di Novara.

I giudici hanno invece assolto entrambi dal reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, ritenuto estinto per intervenuta prescrizione. Assolto anche il terzo imputato, Antonio Talia, 73 anni, per non avere commesso il fatto.

Quaranta anni fa il sequestro di Cristina Mazzotti

La decisione della Corte d’Assise

Calabrò, originario di San Luca (Reggio Calabria), e Latella, anche lui calabrese ma residente in provincia di Novara, sono stati condannati alla pena dell’ergastolo per l’omicidio della giovane. È stata inoltre disposta una provvisionale di 600mila euro per ciascuno dei fratelli della vittima, Vittorio e Marina Mazzotti. Nel procedimento i due familiari si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Antonio Repici. Il risarcimento complessivo sarà quantificato in una separata sede civile.

L’inchiesta riaperta dopo decenni

L’inchiesta era stata riaperta a distanza di quasi cinquant’anni dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. La pm Cecilia Vassena aveva chiesto la condanna all’ergastolo per tutti e tre gli imputati, ricostruendo il contesto e le responsabilità legate al sequestro e alla morte della giovane.

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