Leggi il settimanale

Il debito e l'agguato a casa. Preso il killer del patron tv

Confessa l'assassino di Ruoso: è un collaboratore. Aspettava i soldi della liquidazione di TelePordenone

Il debito e l'agguato a casa. Preso il killer del patron tv
00:00 00:00

«Sì, l'ho ucciso io. Non ce la facevo più». Fermato l'assassino di Mario Ruoso, 87 anni, patron di Garage Venezia e fondatore di TelePordenone. Loriano Bedin, 67 anni, tuttofare del «Cavaliere», confessa l'omicidio durante un lungo interrogatorio in questura.

Davanti al funzionario della squadra mobile e al sostituto procuratore Federica Urban, crolla e ricostruisce, in parte, la dinamica dell'aggressione a colpi di spranga. Un tubo di ferro di 70 centimetri ripescato ieri mattina dai vigili del fuoco dragando un corso d'acqua. Per decenni Bedin è stato uno stretto collaboratore di Ruoso nella buona e cattiva sorte. Gli è stato al fianco anche quando Ruoso ha dovuto difendersi per truffa nella vendita di auto, dissimulazione di ricavi e ricettazione di 12 auto di grossa cilindrata risultate rubate. Accuse tutte cadute. Un solo cruccio per la rottamazione di una storica Ferrari Gto 250 taroccata venduta per 35 milioni di euro ma mai uscita dall'autosalone. Nonostante Ruoso sia stato parte lesa, ovvero truffato lui stesso da tre persone finite poi in carcere, l'auto, in realtà una Nissan da 41mila euro, viene confiscata dalla Guardia di Finanza e distrutta. Movente dell'omicidio? L'indagine della Procura punta soprattutto sulla liquidazione giudiziale di TelePordenone avviata il 20 gennaio con 15 creditori, tra i quali l'Agenzia delle Entrate, in attesa di risarcimenti da due milioni di euro. Bedin sarebbe stato fra questi.

Mercoledì mattina ha atteso che Ruoso uscisse per recarsi al lavoro, nascosto nell'androne al settimo piano del condominio Brentella sulla Pontebbana Porcia, in via del Porto. L'imprenditore deve solo scendere e attraversare la strada per essere in ufficio, puntuale come sempre. Non ci arriverà mai. Bedin lo aggredisce a colpi di spranga. Almeno cinque mazzate in testa. Poi richiude il portoncino blindato e se ne va. Lo riprendono le telecamere piazzate in strada e nel residence. Lo inchiodano le celle telefoniche della zona che lo «seguono» fino alla sua abitazione a Tiezzo di Azzano Decimo, dove parcheggia la sua auto. L'allarme scatta quando i dipendenti dell'autosalone non lo vedono arrivare. Allertano il nipote Alessandro che arriva alle 14,30. Le chiavi di riserva, quelle nascoste proprio per le emergenze, non ci sono. Fa sfondare la porta: a un metro il cadavere dello zio in una pozza di sangue. Bedin ha lavorato per più di 40 anni nell'emittente televisiva, fino alla sua chiusura e la cessione della frequenza nel 2024. Ma era rimasto al servizio del cavaliere come factotum. «Non posso darmi una spiegazione. Sono stupito e incredulo perché lo zio l'ha aiutato per l'intera sua esistenza. Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l'accaduto. Questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto». Il procuratore Pietro Montrone smentisce la partecipazione di un complice.

«C'è un solo indiziato di reato» chiarisce all'uscita della questura. In attesa dell'autopsia, disposta per i prossimi giorni, la polizia ha sequestrato l'auto del killer con un borsone nel bagagliaio. Entro lunedì la convalida del fermo. Per Bedin l'accusa è di omicidio volontario.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica