Cronaca nera

"Incontro rimandato". I genitori di Turetta prendono tempo: salta la visita in carcere

I genitori di Filippo Turetta, che non vedono il figlio dall'11 novembre, hanno rinunciato a incontrarlo: si parla di aiuto psicologico

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Filippo Turetta, in custodia durante le indagini in cui è accusato di aver sequestrato e ucciso Giulia Cecchettin lo scorso 11 novembre, non incontrerà i genitori, o almeno non lo farà nell’immediato. Il 22enne era stato fermato in Germania e condotto in carcere in Italia da alcuni giorni: i genitori non lo vedono proprio da quel’11 novembre, ma hanno rinunciato a incontrare il figlio nella casa circondariale di Montorio a Verona, nonostante il pm avesse accordato la visita.

La ragione della rinuncia è stata spiegata dall’avvocato Giovanni Caruso, legale di Filippo, che ha comunicato tutto alla direzione del carcere veronese: Nicola Turetta ed Elisabetta Martini, rispettivamente padre e madre del giovane, hanno espresso la necessità di un aiuto psicologico, sia per loro stessi che per il figlio.

Il nodo della perizia

Dopo le parole pronunciate dal 22enne durante l’interrogatorio di garanzia - nel quale ha reso solo dichiarazioni spontanee, avvalendosi della facoltà di non rispondere - l’opinione pubblica ritiene probabile che la sua difesa punterà al vizio di mente totale o parziale, e che mira a escludere l’aggravante della premeditazione. “Sto cercando di ricostruire nella mia memoria, le emozioni e quello che è scattato in me quella sera” ha detto infatti Turetta.

Ma difficilmente il 22enne sarà sottoposto nell’immediato a una perizia psichiatrica per accertare la capacità di intendere e di volere al momento dei reati. I legali non hanno depositato nessuna richiesta al gip e, dato che non ci sono diagnosi precedenti relative a disturbi mentali, è possibile che gli avvocati raccoglieranno materiale in vista di una richiesta futura.

Se, durante il processo, fosse riconosciuta a Turetta l’incapacità totale, il giovane non sarebbe imputabile, mentre un’incapacità parziale potrebbe portare a un eventuale sconto di pena. Ma è tutto ancora da vedere: le indagini sono in corso. Al momento non è dato neppure sapere se Turetta continuerà ad avvalersi della facoltà di non rispondere, oltre che se e quando, nei prossimi giorni, incontrerà il pm Andrea Petroni.

La richiesta del silenzio

Intanto c’è chi si appella al silenzio mediatico. Si tratta di padre Paolo Crivelli, cappellano del carcere, il quale ha così risposto ai giornalisti: “La giustizia ha bisogno di serenità, i magistrati hanno bisogno di silenzio anche loro per poter lavorare senza questa pressione mediatica. I processi si fanno nelle aule e non sui giornali. Non credo che questo tipo di informazione aiuti anche il popolo a crescere serenamente di fronte a questi drammi”.

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