Diciassette anni dopo il tragico ritrovamento di Meredith Kercher ecco spuntare una nuova testimonianza che potrebbe stravolgere tutto; Giuliano Mignini, ex magistrato che coordinò le indagini, ha infatti rivelato l'esistenza di un nuovo testimone che ritiene attendibile. Nella casa in cui si consumò l'omicidio ci sarebbe stato un altro uomo.
Intervistato da Vanity Fair, Mignini fa capire che il caso di via della Pergola non è stato del tutto risolto. Nella casa, il giorno dell'omicidio, ci sarebbe stata un'altra persona mai inclusa nelle indagini di allora. Non solo Rudy Guede, unico condannato in via definitiva per l'omicidio di Meredith; l'ex magistrato, oggi in pensione, parla di un altro soggetto. Un soggetto che è stato segnalato in Procura alcuni mesi fa. Ci sarebbero accertamenti in corso da parte delle autorità competenti.
Ma cosa sappiamo di questo nuovo testimone? "Premetto che si tratta di una persona che non conoscevo. Mi ha contattato che ero già in pensione da un po'. Mi ha detto che aveva delle notizie importanti a proposito del delitto. Mi ha raccontato tutto quello che sapeva e io ho riportato tutto alla Procura. Non posso dire di più", è stata la risposta dell'ex magistrato. Questo testimone sarebbe rimasto in silenzio per diciassette anni, probabilmente per paura. "Se avessi saputo per tempo quello che mi è stato riferito, avrei fatto delle indagini. Purtroppo, non è stato così. Io mi sono limitato a fare da veicolo, poiché le cose che mi sono state dette sono per me importanti", ha spiegato Mignini. E cosa ha rivelato il presunto testimone? "Mi ha riferito un nome e io l'ho riferito a chi di dovere. Si tratta di una persona che dopo l'omicidio fuggì da Perugia".
Una rivelazione a dir poco sconcertante. Giuliano Mignini è parco di informazioni, perché chiaramente queste devono essere d'aiuto alla risoluzione del caso dell'omicidio di Meredith e non possono essere rilasciate alla stampa.
Decidere però di chiudere l'intervista con una frase sibillina: "Se nel 2015 la Quinta sezione penale della Corte di Cassazione, invece di annullare senza rinvio le condanne a Raffaele Sollecito e Amanda Knox, assolvendoli, avesse rinviato gli atti alla Corte d'appello disponendo nuovi accertamenti con i più recenti strumenti di indagine genetica, qualcosa di quello che ho appena scoperto sarebbe venuto fuori. Ma non è mai troppo tardi".