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"Rispondi dai...". Gli ultimi messaggi al capotreno accoltellato in stazione

Messaggi su un videogioco, scambi per accordarsi su una cena per quella sera alla quale non arriverà mai: dagli ultimi messaggi di Ambrosio emerge la vita di un ragazzo come altri

"Rispondi dai...". Gli ultimi messaggi al capotreno accoltellato in stazione
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È passato un mese e mezzo da quando il capotreno Alessandro Ambrosio, di 34 anni, è stato accoltellato a morte nel parcheggio della stazione di Bologna. In carcere è rinchiuso Marin Jelenic, croato, che era già stato destinatario di un ordine di allontanamento mai rispettato. È un delitto che ha un colpevole ma non un movente, in cui si è già scritto tutto per quanto concerne l’aspetto giudiziario della vicenda, sul quale c’è poco altro da dire. Tuttavia, in queste ore sono emerse le ultime conversazioni avute da Ambrosio prima di essere raggiunto dalle coltellate di Jelenic. Sono scambi di messaggi sul telefono dai quali emerge la vita di un ragazzo come tanti diviso tra il lavoro, gli amici e la passione per i videogiochi, e lo sgomento di chi, non appena ha iniziato a circolare la notizia della sua morte, ha cercato in tutti i modi di illudersi che non fosse vero.

A renderli noti è il Resto del Carlino, che tramite questi scambi ha ricostruito gli ultimi momento di vita di Ambrosio. “Prendo il treno che arriva alle 17.10 in stazione, uomo”, scrive il capotreno a un amico alle 16.12, che gli risponde quasi subito invitandolo a non avere fretta: “Prendi anche quello dopo, aspettiamo gli altri della cena e poi andiamo”. Ambrosio concorda e sposta il suo arrivo a Bologna di mezz’ora: “Alle 17.40 sono in stazione”. E poi, dopo 5 minuti: “Ci becchiamo al parcheggio?”. Uno scambio come altri tra amici che si raccordano per una serata, una conferma arrivata e quindi altri messaggi con un collega, col quale parla di videogame, sono vocali nei quali chiacchierano di livelli da superare, evidentemente difficili, “ma possiamo farcela”.

Sono gli ultimi scambi, poi il capotreno non sente più nessuno. Ma il suo telefono, quando inizia a circolare la notizia di quanto accaduto, torna a squillare. Sono gli amici e i colleghi che cercano da lui una rassicurazione, che vogliono sentire dalla sua viva voce che va tutto bene e che quanto si sta dicendo in giro è falso.

“Ambro, non fare scherzi. Rispondi dai...”, è il messaggio che gli invia un collega 19.45. E poi ancora, un altro collega disperato: “Io non so se è vero... Ti prego Ambro, dimmi che è uno dei tuoi scherzi. Ti voglio bene”.

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