Leggi il settimanale

Il 17enne fermato per l'omicidio di Giacomo Bongiorni è un campione di boxe. Il genitore di uno dei romeni: "Sono stati aggrediti"

Uno dei genitori dei romeni arrestati prova a difendere il figlio, di tutt’altro tenore il racconto del cognato del 47enne ucciso a Massa e della titolare del bar in piazza Palma

Il 17enne fermato per l'omicidio di Giacomo Bongiorni è un campione di boxe. Il genitore di uno dei romeni: "Sono stati aggrediti"
00:00 00:00

Mentre si attendono gli esami dell’autopsia che farà luce definitivamente sulle cause che hanno portato al decesso di Giacomo Bongiorni aggredito all’esterno di un bar di Massa, emergono nuovi dettagli sugli aggressori. Uno di loro, il 17enne italiano di seconda generazione che avrebbe sferrato il pugno che ha fatto cadere il carpentiere di 37 anni, sarebbe un giovane campione di boxe.

Intanto racconta la sua verità il papà di Alin Eduardu Catarasu, 19 anni, uno dei due maggiorenni arrestati con l’accusa di omicidio volontario in concorso. Il racconto stride con chi in quella piazza c’era davvero, ovvero Gabriele Tognocchi, il cognato del 47enne ucciso, dimesso nelle scorse ore dall’ospedale.

La difesa di Gabriel

In un’intervista a La Stampa ha detto la sua verità, quella che gli è stata presumibilmente raccontata dal figlio. “Da quello che sappiamo noi, anche i ragazzi sono stati aggrediti e si sono difesi. Non doveva assolutamente finire così. È una tragedia. Perché Alin è bravo, non è un criminale. Siamo disperati, la nostra vita è rovinata”, racconta Gabriel al quotidiano sottolineando che suo figlio “non è un criminale”.

La verità della titolare del bar

Se è vero che il signor Gabriel, in Italia con la famiglia da 25 anni, si è offerto di pagare una borsa di studio ai figli del signor Bongiorni, racconta un’altra verità la titolare del Caffè Centrale in piazza Palma dove è avvenuta la tragedia. “Stanno qui davanti sulle panchine di piazza Palma, bevono tanto, fumano, hanno la rabbia facile, ogni fine settimana le stesse scene. Io sono costretta a chiudere alle otto di sera. Perché è un delirio. Non posso lavorare di notte, non mi sento più al sicuro”, afferma Valentina Credendino. Insomma, uno scenario del tutto diverso da quello del padre del 19enne.

Le lacrime del cognato

Chi più di tutti, però, ha sofferto la perdita del cognato rimasto ucciso dal branco è sicuramente Tognocchi, presente con Bongiorni nel momento in cui si sono svolti i fatti. “Potevo salvare Giacomo, ma non ce l’ho fatta”, ha ripetuto più volte intervistato dal Corriere della sera. Lui si è salvato cavandosela con alcune ferite e ricorda nitidamente cosa è avvenuto lo scorso fine settimana mentre erano seduti intenti a bere un paio di birre.

Erano in dieci: noi abbiamo solo invitato quei ragazzini a smetterla di lanciare e spaccare vetri, visto che qualche bimbo come i nostri poteva magari tagliarsi una mano o un piede e farsi male. In un attimo ci sono piombati addosso e ci hanno circondato, iniziando a menare pugni e calci”, ha raccontato

Altro che semplice scazzottata, la violenza è stata forte e inaudita come ha successivamente proseguito nel suo racconto Tognocchi. "Non si è trattato di una scazzottata, hanno continuato a colpire per ucciderci. Io sono riuscito a rialzarmi, anche sfruttando la mia corporatura robusta. Giacomo, purtroppo, è rimasto a terra e non ce l’ho fatta a fargli da scudo e metterlo in salvo". Scene di Far west, dunque, in un posto civile come Massa dove adesso la gente ha paura.

“Chiediamo scusa”

Al quotidiano ha detto la sua anche il padre dell’altro arrestato maggiorenne, il 23enne Alexandru Ionut, che non si capacita di come sia potuta accadere una tragedia simile con il figlio direttamente coinvolto. “Gli ho sempre insegnato che non doveva mettersi nei guai, di stare lontano da certi giri.

Non è un cattivo ragazzo, lavora, non so cosa gli sia passato per la testa: forse ha visto il suo amico colpito e ha perso il controllo ma non doveva farlo, non gli ho insegnato questo, non si risolve qualcosa con la violenza. Adesso quella famiglia è distrutta, voglio capire cosa è successo, ma chiediamo scusa, siamo affranti. Ora non è il momento, ma un giorno spero di incontrare quella famiglia e di poterle chiedere scusa”.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica