Ricordare Marco Vannini significa avere in mente quel sorriso, quello di un ragazzo di 20 anni di Cerveteri, bello come il sole, fuori e dentro. “È contronatura la morte di un figlio, è come se si spegnesse una luce. Ma noi abbiamo promesso a Marco che, fino a quando saremo su questa terra terremo, in vita il suo nome. Il suo sorriso continua ad aprire il cuore di tutti noi”, raccontano a IlGiornale i genitori del giovane Marina Conte e Valerio Vannini.
Marco Vannini è stato colpito da un’arma da fuoco a Ladispoli la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015. Dopo un tortuoso e doloroso iter giudiziario - che spesso ha spinto a interrogarsi l’opinione pubblica - nel 2021 la Cassazione ha confermato le condanne a 14 anni ad Antonio Ciontoli per omicidio volontario, a 9 anni e 4 mesi a Maria, Martina e Federico Ciontoli per concorso anomalo in omicidio volontario. Alla famiglia Ciontoli - di cui Martina, all’epoca fidanzata di Marco Vannini faceva parte - fu contestata anche l’omissione di soccorso. In particolare, si legge nelle motivazioni, che “Antonio Ciontoli evitò consapevolmente e reiteratamente di osservare l’unica possibile condotta doverosa imposta dal ferimento di Marco Vannini con un colpo di arma da fuoco, ovvero l’immediata chiamata dei soccorsi e la necessaria corretta informazione su quanto realmente accaduto”.
Ma al di là della vicenda giudiziaria e del fatto in sé, che ancora oggi scuotono le coscienze - per empatia verso Marco Vannini e i suoi genitori, ma anche per immedesimazione dell’opinione pubblica - c’è un ragazzo che merita di essere ricordato ogni giorno al di là di ciò che gli è accaduto. E il ricordo di Marco continua a viaggiare per tutta Italia, grazie ai suoi genitori e alle tante persone che gli hanno voluto bene, come per esempio i suoi insegnanti.
Signori Vannini, chi era vostro figlio Marco?
“Marco era un ragazzo splendido. Anche da piccolo sembrava più maturo della sua età. Un ragazzo di vent’anni con tanti sogni nel cassetto, tanti amici, una famiglia che lo adorava, una vita davanti. Da piccolo sognava di volare con le Frecce Tricolore, forse perché il nonno aveva fatto parte per tanti anni dell’Aeronautica, infatti ne parlavano spesso insieme. Marco aveva anche un piano B, se non fosse riuscito: voleva diventare ingegnere meccanico. Sempre un passo avanti rispetto ai coetanei, ce lo hanno sempre detto i genitori dei suoi amici. Gli piaceva la tecnologia, naturalmente, ma amava di già la natura, per esempio andare in bicicletta. E poi era altruista”.
Cosa faceva?
“Tutto. Dai problemi pratici, come aiutare un amico che aveva un guasto al motorino, all’aiuto a un compagno per l’apprendimento, perfino quando era alle elementari. O se il problema era personale, filosofico o emotivo, lui sapeva dare sempre un abbraccio al momento giusto. C’era sempre”.
Quali sono i ricordi più belli che avete con Marco?
“È cresciuto in un ambiente tranquillo, noi siamo sposati da 32 anni. Marco sempre vissuto in armonia con amore, leale con tutti coloro che lo circondavano. Quando a 18 anni ha preso la patente ci ha promesso: quando saremmo andati in vacanza in Sardegna - ogni estate andavamo lì - ci avrebbe portati lui a esplorare e conoscere i luoghi di questa meravigliosa regione. Si alzava di mattina presto, cercava le spiaggette più nascoste, preparavamo da mangiare: pasta fredda, un panino, riso e pomodori. La prima cosa che lo preoccupava è che avessimo da mangiare dietro. Poi andavamo in queste spiagge: adorava il mare, si divertiva con le immersioni o semplicemente si rilassava guardando l’orizzonte. Poi c’erano anche gli scherzi, perché era sempre allegro”.
E poi?
“Marco era attento a tutto e tutti. Se ci accadeva qualcosa o stavamo poco bene, era il primo ad accorgersene. Amava tanto i nonni: tagliava i capelli al nonno in giardino, controllava che avessero preso le medicine, trascorreva molto tempo con loro. E una volta è tornato a casa tutto orgoglioso, nel periodo in cui faceva il bagnino”.
Cosa era accaduto?
“A 16 anni Marco ha preso il brevetto da bagnino, era un desiderio che aveva da quando era piccolo. Un giorno, mentre lavorava con un altro ragazzo più grande, c’era la bandiera rossa per indicare il pericolo in mare. E un papà con i figli piccoli su un canottino erano stati portati al largo. Marco ha detto al collega che si sarebbe tuffato e gli ha chiesto di seguirlo col pattino. Neppure il tempo di attendere la risposta negativa e si era già tuffato. Quando ha portato tutti a riva, le persone presenti gli hanno fatto un applauso. Non si preoccupava neppure dei graffi che si era fatto per raggiungerli e riportarli a riva”.
È stato eroico.
“Un’altra volta è accaduto in Sardegna. Giocavamo a burraco sulla spiaggia, e lui ha lasciato tutto e si è tuffato all’improvviso: aveva sentito un ragazzo che chiedeva aiuto. Ecco cosa voglio dire con il fatto che lui era attento a tutto e tutti. Chiedeva e dava solo amore”.
A volte nelle cronache la vittima scompare dalla narrazione. È accaduto a Marco?
“Sono 132 mesi che Marco non è più con noi, eppure sembra ieri. C’è tantissima gente che viene da tutta Italia per omaggiare Marco. Cercano di conoscerlo attraverso i nostri occhi. Marco deve continuare a vivere attraverso di noi: riceviamo lettere, spesso qualcuno va a trovarlo al cimitero e a portargli un fiore. Marco è il sole che non tramonta mai. E gli vengono dedicati eventi e luoghi”.
Ti interessa l'argomento?
Per esempio?
“Il sindaco gli ha dedicato un teatro. Insieme al Premio Bancarella viene presentato il premio letterario Marco Vannini. Esistono un parco e un centro diffuso. Giulio Golia e Francesca Di Stefano ne hanno parlato in un libro, e nel 2020 anche io avevo scritto un libro con Mauro Valentini, lo abbiamo presentato alla Camera dei Deputati. All’istituto scolastico in cui Marco ha frequentato le medie è stata posta una pietra d’inciampo, mentre al Mattei, dove aveva frequentato le superiori, gli studenti, con l’artista Alessio Gazzola, gli hanno dedicato un murales con una citazione dei Negramaro.
È meravigliosa quell’opera, soprattutto tenendo conto che intanto sono passate da quella scuola due generazioni di studenti. Ogni giorno lo vediamo, perché è visibile dalla strada, e come noi i ragazzi che fanno ricreazione in quei pressi”.