Accusato di tortura, rinviato a giudizio papà-assassino Alija Hrustic

Alija Hrustic, il 25enne che uccise il figlio di 2 anni a mani nude, è stato rinviato a giudizio. L'uomo è il primo ad essere accusato del reato di tortura in Italia

Accusato di tortura, rinviato a giudizio papà-assassino Alija Hrustic

È stato rinviato a giudizio Alija Hrustic, 25enne di origini croate residente a Milano, accusato di aver ucciso suo figlio Mehmed, di 2 anni e 5 mesi, dopo averlo martoriato per una notte intera con botte e sevizie brutali.

Il processo a carico del papà-orco, al quale vengono contestati i reati di maltrattamenti aggravati, omicidio volontario aggravato e tortura aggravata, avrà luogo il prossimo 27 aprile. A deciderlo è stato il gup del tribunale di Milano, Livio Cristofano, nell'udienza di mercoledì 19 febbraio. Durante la seduta odierna, il pm Giovanna Cavalleri ha contestato l'aggravante per "futili motivi" respingendo la richiesta della difesa (avvocato Giuseppe De Lalla) di declassare l'omicidio da volontario a preterintenzionale.

I fatti risalgono allo scorso 22 maggio, in una casa popolare di via Ricciarelli 22, alla periferia del capoluogo lombardo vicino allo stadio San Siro. Quel giorno, Alija è in casa con la moglie, Silvija Zahirovic, 23 anni, e i suoi quattro figli. Sono pressapoco le ore 3 del mattino quando si alza dal letto e comincia ad andare su e giù per la stanza. È inquieto, fortemente agitato. Si dirige nella camera del piccolo Mehmed, il terzultimo dei bambini. Gli si avvicina e, con furia cieca, lo colpisce ripetutamente al corpo. Pugni, calci e chissà cos'altro ancora. Poi, accende una sigaretta e con il tabacco arroventato gli procura delle bruciature sui piedini. Mehmed non ha neanche la forza di piangere e, dopo ore di sevizie atroci, cade in un sonno profondo, irreversibile. Alija scappa via dall'appartamento con le altre figlie, nel cuore della notte. Si rifugia a casa di un conoscente dove, qualche ora più tardi, viene rintracciato dalla polizia. Intanto, il corpo martoriato di Mehmed giace senza vita nel soggiorno dell'appartamento di via Ricciarelli tra le braccia della mamma, incinta del quinto figlio.

"L'ho picchiato a mani nude", confessa il papà-assassino ai poliziotti prima di essere condotto in Questura. "Quella notte avevo fumato, non riuscivo a dormire", proverà a giustificare poi la sua follia nel corso dell'interrogatorio. Ma non vi è attenuate che regga di fronte alla crudeltà del delitto commesso: sul corpicino di Mehmed sono impressi i segni di una violenza bestiale, sconsiderata. Il 28 ottobre del 2019 ad Alija viene contestato il reato di tortura, è il primo caso italiano.

Questa mattina, nelle aule del tribunale di Milano, c'è stata l'udienza preliminare del processo che inizierà il prossimo 27 aprile davanti alla Corte di Cassazione. Nell'avviso di chiusura delle indagini si legge che il 25enne "ha colpito il bambino con calci e pugni" e gli ha provocato "almeno tre bruciature con l'estremità di sigarette accese" e ha ustionato "con una fiamma viva i piedini del figlio". Il pm Giovanna Cavalleri ha anche contestato l'aggravante di "aver agito con crudeltà verso il bambino, per motivi futili consistito nel fatto che il piccolo, lasciato senza pannolino, si fosse sporcato".

Alija Hrustic è accusato di maltrattamenti anche nei confronti della moglie Silvija Zahirovic, costituitasi parte civile nell'udienza e assistita dall'avvocato Patrizio Nicolò. Per gli altri figli piccoli della coppia è stata aperta una procedura di adottabilità.

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