Cultura

Morto Renato Scarpa, l'indimenticabile Robertino di Ricomincio da tre

L'attore milanese Renato Scarpa si è spento oggi nella sua casa di Roma. Aveva 82 anni

Renato Scarpa nel film "Il mistero di Bellavista" di Luciano De Crescenzo (1985)
Renato Scarpa nel film "Il mistero di Bellavista" di Luciano De Crescenzo (1985)

“Prima di tutto mai più di cinque…. Tu sei diplomato?” “Sì” “Mai più di quattro!”. Indimenticabile dialogo tra Gaetano, il non-emigrante napoletano, e Robertino, figlio unico soggiogato totalmente da una madre dittatrice. Uno dei duetti più conosciuti del cinema italiano, da un lato Massimo Troisi, dall’altro Renato Scarpa. Un dialogo surreale e meraviglioso, un inno alla vita e alla rottura delle convenzioni sociali, ma priva di cariche ideologiche. Una delle scene cult di “Ricomincio da tre” film di Troisi del 1981 viene subito alla mente, oggi che l’attore Renato Scarpa si è spento nella sua abitazione di Roma all’età di 82 anni.

Altra gemma del percorso “napoletano” del milanese Scarpa è l’interpretazione del dottor Cazzaniga, capo del personale dell’Alfa Sud di Pomigliano d’Arco, in “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo del 1984. Anche qui un duetto indimenticabile con “o’ prufessore” che veste i panni del docente di filosofia Gennaro Bellavista e, bloccato in ascensore con Cazzaniga, scopre che anche un milanese può essere terrone se rapportato una moglie tedesca. “Si è sempre meridionali di qualcuno!”.

Renato Scarpa viene definito un “caratterista”, cioè un attore che interpreta ruoli non protagonisti vestendo i panni di personaggi con spiccata singolarità. Scarpa ha ricoperto alcuni di questi ruoli con dolcezza e lievità, con quella capacità unica di esserci senza esserci. Se è vero che l’arte è togliere e non aggiungere, Scarpa sembrava farsi abitare dai personaggi che interpretava dandogli però la sua impronta a tratti malinconica.

“Un sacco bello” di Carlo Verdone (1980) non sarebbe stato lo stesso senza il coatto Enzo che alla fine convince Sergio a partire per Cracovia da una periferia romana desolatamente deserta ad agosto. In quella scena c’è uno Scarpa esilarante rumorista: il treno in corsa ascoltato dalla toilette, il bidet che si riempie d’acqua, il tram che si carica. Armi che si suppongono efficaci per conquistare le giovani polacche.

È proprio quel senso unico della misura, quella miscela sapiente di grottesco, caricaturale, mesto, che hanno consentito a Scarpa di misurarsi con diversi registri cinematografici. Drammatico, Scarpa è il prete che lancia un’omelia apocalittica durante il funerale del figlio di Alberto Sordi ucciso nel corso di una rapina in banca ne “Un borghese piccolo piccolo” di Mario Monicelli (1977). Orrorifico, Scarpa veste i panni del misterioso e inquietante professor Verdegast in “Suspiria” di Dario Argento (1977). La commedia, con il professore universitario che boccia all’esame lo sfaccendato studente Jerry Calà in “Vado a vivere da solo” di Marco Risi (1982).

I panni del direttore dell’ufficio postale Giorgio Serafini lo riportano sul grande schermo in coppia con Massimo Troisi ne “Il postino”, film del 1994 candidato due anni più tardi a ben 5 Oscar del cinema.

Salutiamo in Renato Scarpa uno degli ultimi rappresentati di una certa scuola di cinema italiano, uno stile tra narrazione letteraria e artigianato dello spettacolo: una scuola che in lui si adattò praticamente a tutti i generi possibili.

Ma salutiamo anche il protagonista-non protagonista, quella figura più familiare accanto al nome principale sul cartellone. Salutiamo i rassicuranti Robertino, Sergio il rumorista e il dottor Cazzaniga. E in tempi del genere è proprio questa normalità che rende la scomparsa di Renato Scarpa ancor più triste.

Commenti