Adesso la casta dei giornalisti vuole imbavagliare la D'Urso

Il presidente dell'Ordine denuncia la conduttrice per esercizio abusivo della professione: "Basta tv del dolore"

Adesso la casta dei giornalisti vuole imbavagliare la D'Urso

Sei mesi di reclusione, ma forse di più se passerà la proposta di legge già approvata al Senato, e caldamente sostenuta dall'Ordine dei giornalisti, per inasprire il codice penale per chi «esercita abusivamente» la professione: due anni di galera e multa da 10.000 euro a 50.000 euro, oltre alla «confisca delle attrezzature e degli strumenti utilizzati». È quel che potrebbe rischiare la conduttrice Barbara D'Urso, volto popolare di Mediaset, oggetto di una denuncia depositata in ben due procure (Milano e Roma), ma anche all'Agcom, al Garante per la protezione dei dati personali e al Comitato Media e minori, dal presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino. Nel mirino alcune interviste realizzate durante Domenica Live che, secondo il presidente dell'Odg, non terrebbero conto «di esigenze quali la difesa della privacy e/o il coinvolgimento di minori» sanciti dai codici deontologici.

Ma l'accusa precisa è un'altra: «Si evidenzia che la signora D'Urso - si legge nella denuncia - pur non essendo iscritta all'Albo dei giornalisti compie sistematicamente un'attività (l'intervista) individuata come specifica della professione giornalistica, senza esserne titolata e senza rispettare le regole, con negative ripercussioni all'immagine di quest'Ordine. Si chiede di avviare ogni accertamento di competenza, ivi compreso quello per esercizio abusivo di una professione ai sensi dell'articolo 348 del Codice penale». E questa è solo la «prima denuncia» di una serie, fa capire Iacopino in un post su Facebook intitolato «Soubrette e informazione». «Non agiremo solo nei suoi confronti», avverte il presidente. Denunce pronte per tutti gli altri showman e soubrette che si permettono di intervistare qualcuno senza essere muniti del tesserino dell'Ordine? Iacopino avverte che sta ricevendo già «le prime segnalazioni in tema di esercizio abusivo della professione», che verranno valutate una ad una. I conduttori sono avvisati, qui si rischia la galera. È stata un'intervista in particolare della D'Urso a far partire la denuncia, andata in onda nell'ultima puntata di Domenica Live, ospite un amico di Elena Ceste, la donna di Costigliole d'Asti trovata morta dopo essere scomparsa da casa a gennaio. Un'intervista che ha scatenato un dibattito in Rete. «C'è un tipo di informazione che è un'autentica vergogna ed è quella che io chiamo la tv del dolore - dice il presidente dell'Odg - dove si esibisce la vita e la morte con l'unico obiettivo di acquisire attenzione da parte di un'opinione pubblica che forse non è il meglio di questa società».

E dopo l'attacco, la denuncia alle Procure. Da Mediaset non si commenta, bocche cucite ai vertici che rimandano ad oggi una decisione sul da farsi, silenzio anche dallo staff della D'Urso. Che già in passato ha avuto problemi con l'Ordine dei giornalisti, a cui non è più iscritta. All'inizio degli anni '90, quando firmava «interviste aggressive» (ha raccontato lei in un'intervista al magazine del Corriere) sui periodici King e Moda, diretti allora da Vittorio Corona (padre del paparazzo Fabrizio), fu radiata perché faceva anche degli spot pubblicitari. Non è la prima volta che dall'Ordine partono denunce penali per esercizio abusivo della professione. L'Odg del Friuli Venezia Giulia ha spedito in Tribunale una web tv di Pordenone che pubblica video degli utenti, anche su notizie di cronaca o politica (Iacopino: «Chi dà notizie è un canale informativo. E come tale svolge attività giornalistica»). Nei guai è finito anche il coraggioso direttore della tv antimafia Telejato, Pino Maniaci, denunciato per abuso della professione perché non iscritto all'Ordine e poi assolto. E pure sul governatore siciliano Crocetta c'è un fasciolo in Procura perchè si scrive i comunicati stampa da solo. Tutti imputati, insieme alle soubrette «giornaliste abusive», che l'Ordine vuol mandare in galera.

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