"Ti prego, non devi morire". Testimonianza choc su Gioele

I vicini di casa di Viviana Parisi raccontano un retroscena risalente al mese di giugno: "Aveva chiamato l'ambulanza perché credeva che Gioele stesse morendo"

"Ti prego, non devi morire". Testimonianza choc su Gioele

Ci sono tante, troppe cose che non tornano nel giallo di Caronia. Decine di racconti, ricostruzioni e ipotesi affollano l'intreccio di una delle vicende di cronaca più drammatiche delle ultime settimane. Ma, almeno fino ad oggi, la risoluzione del caso sembra lontana anni luce dalla verità, distante mille miglia da quel traliccio dell'alta tensione dove è stato ritrovato il corpo di Viviana Parisi. A pochi passi c'erano anche le scarpette blu di Gioele, le stesse che indossava quel maledetto 3 agosto in cui, si presume, possa esser morto. E mentre gli investigatori cercano ancora qualche elemento che possa chiarire la dinamica dell'accaduto, spuntano nuovi retroscena sulla mamma deejay di Venetico. L'ultimo, riguarda una misteriosa richiesta di aiuto che la 43enne avrebbe lanciato dall'interno del suo appartamento un giorno di giugno.

"Aiuto, aiuto! Gioele sta male!"

Sarebbero state queste le parole che Viviana avrebbe pronunciato, in preda alla disperazione, attraverso le finestre di casa in una torrida mattina di giugno. A riferire l'episodio, al taccuino di Laura Anello per il quotidiano La Stampa, sono alcuni vicini della 43enne che, allarmati dalle grida, avevano pensato che Gioele avesse avuto un malore. "Ti prego, non devi morire", avrebbe urlato poi a squarciagola. Ma poco dopo, l'ambulanza era arrivata per soccorrere lei, in preda al panico. Viviana aveva paura che, da un momento all'altro, la morte le avrebbe strappato quel figlio che tanto aveva desiderato e con il quale viveva in simbiosi.

Il ricordo di Gioele

Dopo il ritrovamento dei corpi, a Venetico, ridente cittadina sul Mar Tirreno, è calato il silenzio. Tutti ricordano le scarpette blu, misura 28, del piccolo Gioele mentre scorrazzava su e giù per le strade del paese. "Gioele si era battezzato qui - racconta Cleto D'Agostino, parroco da dieci anni nella chiesa di Santa Maria del Carmelo, a un passo dal mare - la mamma mi aveva chiesto da poco consigli su come iscriverlo al Grest, il gruppo estivo. Ma era ancora troppo piccolo, per bambini di quell'età ci vuole un'attenzione particolare che non possiamo garantire, tanto meno in questi tempi di epidemia. Ci eravamo ripromessi che l'avrebbe iscritto l'anno prossimo''. A lui, Viviana aveva confidato paure e tormenti: "Ma di questo non voglio parlare - dice il parroco - penso che dobbiamo dare spazio al silenzio e alla preghiera, senza cercare colpe o ribellarci a questa grande prova che tocca tutti, lontani dalla macchina del fango".

"Viviana non avrebbe mai ucciso suo figlio"

Nessuno, tra gli abitanti di Venetico, crede all'ipotesi di un omicidio-suicidio. Viviana viene descritta come una madre premurosa e amorevole: non avrebbe mai ritorto un capello al suo piccolo. "Erano sempre insieme, lei e Gioele, sempre - racconta Luciana Filoramo, vicina di casa - a ogni ora del giorno e della sera, nel passeggino la spesa e il bambino a camminare accanto a lei. Loro due, e spesso anche Daniele, in tre. Li vedo ancora risalire sulle scale di casa, tutti i giorni. Difficile vederli in compagnia, con amici, erano molto riservati, l'impressione è che gli amici veri li avessero fuori, dove li aveva portati la loro carriera". Le fa eco Pierangela Rizzo, proprietaria dell'hotel Baia di Ulisse: "Quando ho saputo che quel giorno era in macchina da sola con il bambino - dice - quasi non ci credevo. Era sempre con il marito, pensavo che lei neanche guidasse".

La ricorda bene Dino Fiannacca, in arte Dino Yanez, per vent' anni vocalist di Daniele. ''I vicini di casa di Viviana Parisi raccontano un retroscena risalente al mese di giugno: "Aveva chiamato l'ambulanza"".

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