Se il comune di Arco ora chiede la certificazione di antifascismo

Ad Arco, in provincia di Trento, il comune chiede alle associazioni di volontariato di sottoscrivere una dichiarazione di riconoscimento dei "valori antifascisti", indispensabile per ottenere contributi pubblici e uso degli spazi comunali. Ma c'è chi protesta: "Iniziativa assurda"

Se il comune di Arco ora chiede la certificazione di antifascismo

Non solo Boldrini e Fiano, l'antifascismo militante è materia di dibattito anche nelle piccole realtà locali. Il consiglio comunale di Arco, quarta città del Trentino, ha recentemente approvato una mozione in cui chiede a tutte le associazioni del territtorio che fanno domanda di utilizzo di spazi pubblici e richiesta di contributo, di firmare una dichiarazione esplicita di riconoscimento dei “valori antifascisti”. L'amministrazione comunale, sorretta dal centro-sinistra autonomista, ha approvato un documento che presto si tradurrà in un modulo obbligatorio che tutte le associazioni dovranno sottoscrivere se vorranno beneficiare degli spazi comunali e del patrocinio.

Facendo riferimento alla legge Scelba del 1952 e alla Legge Mancino del 2005, la recente delibera impone come requisito necessario per l'assegnazione di spazi e contributi pubblici "il non aver subito condanne, anche con sentenza non definitiva, per i reati delle leggi sopracitate” oltre a "prevedere, nei moduli di richiesta di utilizzo di spazi pubblici da presentare al momento della richiesta di autorizzazione, una dichiarazione esplicita di riconoscimento dei valori antifascisti espressi dalla Costituzione italiana". La delibera, in realtà, va oltre e impone alle istituzioni di controllare e visionare l'operato delle associazioni sui social network e su internet, istituendo un “meccanismo di intervento impeditivo per quanto riguarda l'assegnazione di contributi, patrocini o altre forme di supporto e sostegno ad associazioni che, pur avendo sottoscritto la suddetta dichiarazione, presentino richiami all'ideologia fascista, alla sua simbologia, alla discriminazione etnica, religiosa, linguista o sessuale, verificati a livello statutario, sui siti internet e sui social network, o nell'attività pregressa".

Il comune, oltre a far sottoscrivere la dichiarazione a tutte le associazioni - siano esse di volontariato, sportive o altro - dovrà dunque tenere d'occhio i social e monitorare i contenuti dei singoli post, stabilendo se essi siano più o meno "discriminatori" ed eventualmente non concedere i contributi o gli spazi pubblici secondo questa valutazione. Per i proponenti, “l'antifascismo è la radice ideale e culturale da cui nasce la Repubblica italiana e la sua costituzione democratica, la quale rappresenta il metodo democratico contro ogni forma di totalitarismo”. L'obiettivo, non troppo velato, è quello di limitare in zona l'attività di Casapound, Forza Nuova e delle varie onlus e associazioni che gravitano attorno a quel mondo. Nella tranquilla città trentina, situata nel sud del Trentino a pochi chilometri dal Lago di Garda, non tutti però hanno appoggiato quest'iniziativa del consiglio comunale, bollandola come "illiberale" e "liberticida".

C'è chi, come il signor Mario Matteotti, per tanti anni consigliere comunale del vecchio PCI e ora organizzatore di importanti manifestazioni cittadine come il carnevale - che non la politica hanno ben poco a che vedere - ha deciso di “ribellarsi” e di non sottoscrivere alcuna dichiarazione di antifascismo. E se il comune non farà un passo indietro, è pronto a rinunciare al volontariato, dopo tanti anni. “Parlo a nome di un gruppo di 50 persone e volontari - ci racconta - Per noi la costituzione è sacra e l'abbiamo sempre rispettata. Alcuni di noi sono stati persino consiglieri comunali e hanno militato in partiti di sinistra. Ma questo provvedimento è assurdo e fuori tempo massimo. Non firmeremo alcun modulo. Noi riteniamo che tutti, nel loro piccolo e nella loro quotidianità, abbiano sempre rispettato la costituzione".

Per Matteotti si tratta di una questione di principio: "La mia storia personale parla chiaro, non accetto che mi si chieda di firmare una dichiarazione del genere e men che meno accetto che ci sia qualcuno che giudichi il mio essere o meno contro il fascismo”. Una presa posizione che ha scatenato il dibattito nella città trentina e in tutta la provincia, con alcune associazioni pronte a seguire l'esempio del signor Matteotti. Difficile che il comune faccia un passo indietro o riveda la sua posizione.

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