"Asfaltiamo i poliziotti". Ma la protesta No Pass è un flop

Alla manifestazione no-pass alla Stazione Tiburtina si presentano in pochissimi e il blocco dei treni è un flop. La rabbia di un manifestante: "La violenza? Non la condanno. I poliziotti li asfalterei tutti"

"Asfaltiamo i poliziotti". Ma a Roma i no-pass fanno flop

Le 14:30 sono passate da un pezzo, ma nel luogo dove si sarebbero dovute radunare le truppe cammellate dei no-pass si vedono solo giornalisti e forze dell’ordine. Siamo alla stazione Tiburtina. Il sole batte sul piazzale e il viavai dei passeggeri procede senza disguidi. Un cordone di agenti presidia l’ingresso principale, così come quelli secondari. Nulla è lasciato al caso e, nonostante la calma apparente, l’allerta rimane massima.

Le intenzioni professate su Telegram sono a dir poco bellicose: "Non ci fanno partire con il treno senza il passaporto schiavitù? Allora non partirà nessuno". Forza Nuova è pronta a fare la sua parte. "Saremo in tutte le stazioni per bloccare i treni in partenza", avverte Giuliano Castellino. Sono le 15:30 e la stampa è costretta ad andare letteralmente a caccia dei pochissimi dissidenti che hanno riposto all’appello. Non più di una ventina, attendono sparpagliati, a gruppetti, l’arrivo dei rinforzi.

Con il passare dei minuti, però, la speranza si trasforma in delusione. "Qui bisogna ribellarsi, alzare la voce, ma dove sono finiti gli altri?", si lamenta una signora sulla sessantina. È arrivata dalla Toscana per unirsi alle proteste di chi minaccia di bloccare le stazioni italiane con ogni mezzo. "Ti pare normale che se non ti vaccini non puoi più prendere il treno? Il prossimo passo quale sarà? Mia madre ha fatto la guerra. È così che iniziano le dittature", dice. Ovviamente non è vaccinata: "Ho paura, sento dire che muore troppa gente".

L’enciclopedia dell’informazione più in voga tra il popolo dei disobbedienti è Facebook. Dei giornali non ne vogliono sentire parlare. "Sono servi del potere, il governo gli dà un mucchio di soldi per fare propaganda pro-vaccino", ci spiega un cinquantenne. Lui è di Roma. Lo tradiscono l’accento e l’atteggiamento strafottente, da bullo. "Se fosse per me - afferma guardando in cagnesco gli agenti - i poliziotti li asfalterei tutti, sono mercenari". Non un modo di dire. Quando gli chiediamo se ritiene ammissibile l’uso della violenza, replica: "Le rivoluzioni non si fanno mica mettendo i fiori nei cannoni".

Il suo è un ragionamento machiavellico. Il fine giustifica i mezzi. C’è chi invece ne fa una questione di legittima difesa. È il caso di una donna: "Se la violenza viene fatta sulla mia pelle e sul mio corpo, io reagisco in tutti i modi. Voi cosa fareste?". Ci risponde stizzita. Non ha voglia di darci spiegazioni. "Il green pass lo contesto per ragioni scientifiche e di principio. Avete presente la libertà? Ecco. Non servono troppe parole", taglia corto. Le voci continuano a rincorrersi. L’argomento è scottante. "Il governo è il vero violento. Vogliono vaccinare i bambini di due anni". E ancora: "Non ci rimane che entrare con la mazza a scuola, altro che vaccino".

E la stampa? Due giorni fa, a Roma, un giornalista è stato minacciato e preso a pugni da un attivista no-vax, a Milano orde di manifestanti si sono accanite contro i gazebo del Movimento Cinque Stelle, per poi inscenare un blitz davanti alla sede de Il Giornale. "Voi giornalisti ve la siete cercata, proprio come i politici", ci sentiamo dire. Quindi? Nessuna condanna? "Io non condanno più nulla, la gente è esasperata", replica un antivaccinista convinto. Sono già le 16 passate, anche i manifestanti più determinati ormai sono costretti a fare i conti con la realtà: la mobilitazione è naufragata.

Una signora consulta quasi compulsivamente la chat Telegram. Non ci sono novità. È la stessa musica in tutte le città, 54 quelle finite nella black list. La Lamorgese ha tirato fuori gli artigli. I guanti di velluto usati per scoraggiare il maxi rave di Viterbo le sono quasi costati le dimissioni, così ora con i no-vax è pronta ad usare il pungo di ferro. Gli snodi ferroviari sono fortini militarizzati. Impossibile trovare un varco. La signora intenta a consultare le chat Telegram riceve una telefonata. Dall’altro capo della cornetta qualcuno dice che il resto della ciurma si è sparpagliato, tenterà di insinuarsi alla spicciolata per creare disagi nella stazione.

Evidentemente nemmeno chi è rimasto nell’ombra ha i numeri per confrontarsi con le divise. "Stanno pensando ad una strategia alternativa, un piano B, per aggirare i controlli", ci informa la nostra interlocutrice. Poi, attorno alle 17, anche questa prospettiva perde definitivamente quota. Forza Nuova si sfila: "Fuori dalla Tiburtina si respirava l’aria di Kabul. Una repressione ed una militarizzazione senza precedenti. Noi oggi non regaliamo nessun militante a chi vorrebbe bastonare e ammanettare gli italiani liberi". Per oggi il trasporto pubblico è al sicuro.

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