Bambina abusata da due magrebini, ora il processo: la madre sapeva

La piccola, oggi 17enne, ha testimoniato quegli orrori in audizione protetta: le prime violenze tra 2005 e 2006, cioè quando la vittima aveva solo 4-5 anni di età

Sono finiti alla sbarra, presso il tribunale di Belluno, due cittadini di nazionalità marocchina, un 44enne ed un 47enne, accusati di violenza sessuale aggravata nei confronti di quella che, all’epoca dei fatti, era solo una bambina.

Gli stranieri sono stati incriminati per abusi commessi ai danni della stessa piccola vittima ma in tempi e circostanze differenti. Si trattava di due “amici di famiglia”, che frequentavano abitualmente, ma in distinte occasioni, l’abitazione dove la bimba viveva insieme alla madre, separata dal marito e padre della piccola.

I primi casi di violenza sessuale risalgono al periodo compreso tra 2005 e 2006, quando la vittima aveva appena 4-5 anni di età. A rendersene protagonista il marocchino di 47 anni, divenuto nel frattempo compagno e convivente della madre della bimba, il quale in più di un’occasione abusò di lei. I racconti della piccola,oggi una ragazza di 17 anni, sono arrivati durante delle audizioni protette, fondamentali nell’incidente probatorio.

Il magrebino avrebbe ripetutamente toccato la bambina nelle parti intime per poi baciarla forzatamente in bocca. Inutili i tentativi di sottrarsi all’orco da parte della vittima, così come i suoi pianti disperati. Del tutto insensibile dinanzi a quelle scene, lo straniero sarebbe andato avanti, mostrando senza rimorso le sue parti intime.

I fatti contestati al marocchino 44enne risalgono agli anni 2009 e 2010. Anche in questo caso i ripetuti palpeggiamenti e le molestie sulla piccola non si interruppero neppure davanti alle sue lacrime. Troppo forte anche quell’uomo per sottrarsi alle sue violenze.

E quel che colpisce ancora maggiormente è che la madre era al corrente di quanto veniva fatto alla piccola. Un pensiero che dà il voltastomaco e che, ovviamente, ha lasciato dei terribili strascichi nell’animo della vittima. Quella che un tempo era una bambina ed oggi un’adolescente si chiedeva e continua tuttora a chiedersi cosa avesse mai fatto per meritare tutta quella sofferenza. E soprattutto perché la madre avesse improvvisamente smesso di amarla permettendo che le facessero del male.

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Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Gio, 31/01/2019 - 21:48

Per evitare che i bambini soffrano per la malattia mentale della madre, bisogna ripristinare il matrimonio tradizionale che stipula la proprietà muliebre, per cui chi insidia la donna d'altri deve finire in un ambiente protetto privato della libertà. Inoltre il capo famiglia può correggere la fedifraga a schiaffi, ma senza esagerare. Ovviamente il matrimonio é indissolubile.

dagoleo

Ven, 01/02/2019 - 11:12

Ovviamente sempre protagoniste le risorse preziose. Queste sono illazioni finalizzate a gettare discredito sulle risorse e sugl'immigrati. Io contesto la verità di quanto dichiarato dalla vittima. Avete informato la Boldri affinchè assuma le difese dei due poveri marocchini accusati ingiustamente dai soliti italiani razzisti?