La battaglia universale in difesa della braciola

Contadini e allevatori uniti nella giornata per dire no al "pensiero unico" vegano

La battaglia universale in difesa della braciola

Ci salveranno i contadini? Chiusi nelle nostre automobili, nei nostri appartamenti, ci eravamo dimenticati della loro esistenza ma eccoli di nuovo fra noi per portarci un po' di quel sano buon senso che nelle città e nei media pericolosamente scarseggia. Del resto chi meglio di un agricoltore può insegnare a stare con i piedi per terra? Oggi che perfino i frati hanno voltato le spalle al realismo cristiano per sposare le utopie orientali (alla mensa dei poveri dell'Antoniano di Bologna servono cucina indù-vegetariana) ci voleva la Coldiretti a spiegarci chi siamo, da dove veniamo e dove rischiamo di andare a sbattere se l'attacco alla carne non verrà rintuzzato. «Braciole alla riscossa» è lo slogan metà buffo e metà bellicoso con il quale l'organizzazione più contadinesca che ci sia dopo tante battaglie dal retrogusto corporativo finalmente ingaggia una battaglia universale, una battaglia, ebbene sì, di civiltà, che ci riguarda tutti e che mira alla difesa della sempre più violentemente aggredita identità italiana della porchetta e del prosciutto, del cotechino e del bollito, della cotoletta alla milanese e del capocollo pugliese, del salame di Felino (niente paura: è un paese) e del ragù alla bolognese. Per tacere del baccalà alla vicentina: non è che il merluzzo si coltivi negli orti... Ecco dunque la necessità del contrattacco che inizia stamattina a Torino, al Lingotto, con quella che ufficialmente si chiama «Prima giornata nazionale della carne italiana». L'indirizzo è carico di storia e di simbolismi da decifrare: dove si costruivano automobili oggi si parla di allevamenti e sembra la celentaniana «via Gluck» però al contrario. Ve la ricordate? «Là dove c'era l'erba/ora c'è una città». Anche abbattendo gli aborriti palazzoni non si potrebbe tornare al prato rimpianto da Celentano, in quel terreno chi volesse nutrire verdemente il pianeta dovrebbe piazzarci una monocoltura di cereali, quelle piante che dal grano al mais e dal riso all'orzo ci fanno sazi e insieme grassi, diabetici e cardiopatici. Ma tanto ecologici.

I contadini della Coldiretti, scarpe grosse e cervello fino, presenteranno anche un dossier sulla peculiare qualità della carne italiana e sul disastro economico che comporterebbe la chiusura degli allevamenti. Purtroppo temo che questi argomenti non possano convincere ad esempio una Giulia Innocenzi, che a ogni apparizione televisiva fa chiudere una macelleria: lei e il suo pubblico di signorine benestanti che comprano il tofu con la carta di credito di papà non si preoccupano dei disoccupati, si preoccupano del loro ombelico coscienziale. Ma è cosa buona e giusta questa sortita che finalmente mobilita la bistrattata maggioranza silenziosa degli onnivoristi: da oggi la braciola la mangeremo in piazza, patriottici e fieri.

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