Battisti, ora in carcere ha paura anche dei detenuti islamici

Cesare Battisti trasferito nel carcere di Rossano teme i detenuti affiliati all'Isis. Nel 2015 aveva subito minacce dopo la condanna del terrorismo islamico

Battisti, ora in carcere ha paura anche dei detenuti islamici

A Cesare Battisti non va bene neanche il carcere di Rossano. L'ex terrorista rosso ora ha paura degli affiliati all'Isis, detenuti con lui al regime di Alta sicurezza nel penitenziario calabrese. Insomma, dopo le lamentele espresse nella lettera al garante dei detenuti, Battisti torna alla carica. Si troverebbe confinato insieme a "personaggi con i quali non si può certamente relazionare", ha riferito all'Adnkronos il suo legale Gianfranco Sollai. E la motivazione risalirebbe ad alcune prese di posizione tranchant dell'ex leader dei Pac. "Ha subito minacce dall’Isis nel 2004 e nel 2015, per aver espresso pubblicamente le sue idee sui terroristi islamici, mentre si trovava in Brasile. E peraltro sta scrivendo un libro proprio incentrato sull’Isis e la carneficina nel Rojava (Siria)", ha spiegato l'avvocato. Nel 2004 fu minacciato per avere preso posizione pubblica contro il velo islamico e l'atroce discriminazione delle donne". Mentre nel 2015 "per avere pubblicamente criticato l'operato dell'Isis in Siria". Da qui risalirebbe la paura di essere nel mirino dei jihadisti presenti all'interno del penitenziario. Non solo. Sollai aggiunge un altro appunto riguardo al trattamento riservato al suo assistito. Da quando Battisti è stato trasferito nel carcere di Rossano, lo scorso 12 settembre, né lui né il collega nella difesa, Davide Steccanella, avrebbero avuto contatti con l’ergastolano. "Per quanto riguarda me, sembra che ci sia un problema legato al mio numero di cellulare e al contratto con la compagnia telefonica. Una spiegazione curiosa, visto che prima che fosse trasferito, non c’è mai stata alcuna difficoltà a sentirci telefonicamente e che con il detenuto viene trasferita anche la sua ‘pratica’, con tutti i dati suoi e dei legali. Le informazioni che ho mi arrivano dalla famiglia e non sono buone", ha aggiunto il legale sardo appena uscito dall'udienza sul ricorso contro l'isolamento diurno.

Sollai questa mattina ha illustrato davanti al magistrato di Sorveglianza di Cagliari, Maria Cristina Lampis, le ragioni che hanno portato l'ex terrorista dei Pac a contestare le condizioni della detenzione nel carcere oristanese di Massama e, in particolare, il regime di isolamento cui è stato sottoposto fino al suo trasferimento in Calabria. Un isolamento, ha sostenuto Sollai, qualificabile come un vero e proprio "abuso di potere" da parte dello Stato "in violazione di norme interne, nazionali, e della Convenzione dei Diritti dell'Uomo". Accuse e lamentele non nuove per Battisti e i suoi legali. Nei mesi trascorsi nel carcere di Massama (Oristano), Battisti ha reclmato più volte trasferimenti e sconti di pena di cui avrebbe avuto diritto. Ha denunciato lo Stato per l'isolamento diurno, protestato per il rischio coronavirus, per la qualità del cibo del carcere, che avrebbe aggravato le sue condizioni di salute, iniziato lo sciopero della fame per avere il trasferimento dalla Sardegna, fino alla lettera, consegnata ai suoi legali, nella quale si definiva "prigioniero politico, sequestrato dallo Stato". Per ora il magistrato di Sorveglianza, dopo aver sentito le ragioni del reclamo di Cesare Battisti e la richiesta di rigetto della Procura generale, si è riservato di decidere. Il pronunciamento è atteso entro dieci giorni. Ma Sollai precisa: "Nel caso in cui il reclamo venisse accolto, ci riserviamo di chiedere un risarcimento dei danni patiti da Battisti che, per condanne di tanti anni come è la sua, si tradurrebbe non in un riconoscimento in denaro, ma in uno sconto della pena". Lo scopo di Battisti, isomma, non sarebbero i soldi dello "Stato ostile", ma uscire il prima possibile di galera.