Bimba nacque morta: risarciti i nonni per 80mila euro

I nonni della bambina nata morta nel 2007 saranno risarciti di 80mila euro per essere stati "privati della possibilità di vedere nascere e crescere la loro nipote"

Bimba nacque morta: risarciti i nonni per 80mila euro

Saranno risarciti di 80mila euro i nonni della bimba nata morta nel 2007, a causa di "uno stato di protratta sofferenza ipossica endouterina", per il cui decesso gli stessi avevano agito contro l'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige. Per il giudice della seconda sezione penale del tribunale di Bolzano ai due anziani sarebbe stata negata la possibilità di diventare nonni "ed a veder nascere e crescere un legame parantele ed affettivo con quella che ad oggi sarebbe dovuta essere la loro nipote", si legge nelle motivazioni della sentenza.

Il dramma

I fatti risalgono all'autunno 2007, a Bolzano. Una 28enne alla prima gravidanza, "decorsa in assenza di complicanze durante il periodo di gestazione", precisa ilGazzettino.it, venne ricoverata presso l'ospedale altoatesino per dare alla luce la sua bambina. La donna fu affidata alle cure di un'ostetrica "trattandosi di una partoriente considerata a basso rischio in fase attiva di travaglio di parto, stante l'assenza di fattori di rischio materno-fetali", puntualizzano i giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Bolzano. Ma qualcosa durante il travaglio non andò per il verso giusto. L'ostetrica, dinanzi ad un tracciato che "deviava dalla normalità", presentando notevoli anomalie, non allertò i medici. Ne conseguì uno stato di "protratta sofferenza ipossica endouterina del feto" che portò la bimba alla morte prematura ancor prima di venire al mondo.

Secondo la consulenza tecnica disposta dal Tribunale, "una più accurata sorveglianza del benessere fetale avrebbe consentito di individuare l'insorgenza della sofferenza ipossica con possibilità sia della rimozione della causa che la determinava (per esempio eventuale tachisistolia) sia della sottrazione del feto all'ambiente intrauterino diventato ostile (per esempio mediante taglio cesareo)". Così invece non accade e le manovre rianimatorie, protrattesi per 25 minuti, risultarono vane.

Il risarcimento

Nel maggio del 2016, terminato il processo penale che aveva condannato un'ostetrica, i nonni agirono contro l'Azienda sanitaria per ottenere un risarcimento danni. Nell'udienza del dicembre 2017, l'Azienda aveva offerto un risarcimento omnicomprensivo pari a 20.000 euro, quindi 5.000 a nonno, ma l'offerta era stata giudicata inadeguata dalla parte lesa. Secondo la sentenza dell'agosto del 2020, di cui è stata resa nota la motivazione, la cifra di 20.000 euro da corrispondere a ciascun nonno si avvicinava "all'importo minimo tabellare previsto per la lesione del rapporto parentale nonno/nipote".

Ieri, il giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Bolzano ha stabilito che i nonni dovranno essere risarciti di 80mila euro più altri 19.573,83 di spese legali. "La morte del feto sopraggiungeva allorquando la nascita era ormai prossima, - si legge nelle pagine di motivazioni della sentenza - venendo così frustrata una possibilità in un momento prossimo alla sua concretizzazione".

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