La lezione di Sam ai buonisti: non cede al politically correct

Si chiama Sam Leshnak ed è uno dei portieri di riserva del North Carolina Courage la giocatrice a non essersi inginocchiata durante l'inno nazionale per solidarietà col movimento Black Lives Matter

La lezione di Sam ai buonisti: non cede al politically correct

La partita di calcio femminile tra North Carolina Courage e Portland Thorns si è svolta regolarmente sabato mattina, in uno stadio deserto per le norme anticovid. Durante l'inno nazionale le giocatrici in campo si sono inginocchiate per mostrare solidarietà verso il movimento Black Lives Matter. Tutte. Tranne una, lontano dai riflettori, una ragazza che è il portiere di riserva: si chiama Sam Leshnak (o Sam Murphy). Sam durante l'esecuzione di Star Spangled Banner, è rimasta ritta davanti alla panchina, con la mano sul cuore, come da tradizione venendo immortalata da un fotografo presente sugli spalti.

Inizialmente non si sapeva chi fosse la ragazza: si pensava si trattasse di Katelyn Rowland, il primo portiere, ma la giocatrice ha smentito in un tweet.

Una gesto simbolico forte per questi tempi. Un gesto che sta costando caro alla giocatrice che viene attaccata sui social pesantemente da colleghe e da semplici utenti del web, sempre pronti a schierarsi dalla parte del gregge soprattutto quando c'è da puntare il dito verso chi non si adegua al "gregge".

Perché se è giusto schierarsi contro la violenza della polizia, soprattutto negli Stati Uniti, è altrettanto giusto dividersi dalla massa informe che, sfruttando le proteste, strumentalizzandole, sta attaccando non solo un sistema ma un'intera cultura, quella occidentale.

Allora ci viene in mente una frase di un altro Sam, un personaggio di un libro fantasy che abbiamo nel cuore: Il Signore degli Anelli.

In un passo de "Le due Torri", Samvise Gamgee mentre sta per raggiungere Mordor insieme a Frodo, per fargli forza in un attimo di scoramento gli ricorda quello che è il destino di tutti gli "eroi inconsapevoli", personaggi che si sono trovati in situazioni difficili e sono diventati eroi "loro malgrado".

Tolkien, nel passo, fa dire a Sam, quando Frodo afferma "Nulla di tutto ciò che ci circonda mi piace", che il sentiero è ormai segnato e che "Noi non saremmo qui, se avessimo avuto le idee un po' più chiare prima di partire. Ma suppongo che accada spesso. Penso agli atti coraggiosi delle antiche storie e canzoni, signor Frodo, quelle ch'io chiamavo avventure. Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di esse, perché le desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago,un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero. Penso che anche essi come noi ebbero molte occasioni di tornare indietro, ma non lo fecero. E se lo avessero fatto noi non lo sapremmo, perché sarebbero stati obliati".

Ecco che quindi, per una strana ironia della sorte, la giovane calciatrice di nome Sam si ritrova ad avere lo stesso nome e lo stesso ruolo del personaggio fantastico tolkeniano. Il ruolo di un risveglio delle coscienze, di chi sta "in piedi tra le rovine" animato da un sentimento che non si piega alla morale della massa, che guarda oltre e prosegue per un cammino difficile sobbarcandosi l'onere di essere testimone di chi non si arrende.

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