Quel boom di baby migranti: "In Italia spinti dai social"

Sempre più i migranti minorenni che raggiungono le coste del nostro Paese. A spingerli, secondo gli operatori del settore dell'accoglienza che sono a contatto con loro, sarebbero anche i social network

Quel boom di baby migranti: "In Italia spinti dai social"

Coste italiane prese lettaralmente d'assalto da cittadini stranieri (a volte in viaggio su navi Ong, altre a bordo di imbarcazioni di fortuna), decisi a raggiungere il nostro Paese con la convinzione di trovare delle condizioni di vita a loro più favorevoli. Di recente, stando alle ultime informazioni raccolte anche dalle stesse strutture d'accoglienza, si sta assistendo ad un autentico boom di extracomunitari minorenni, o presunti tali.

Il caso Genova

A spiegare il fenomeno ai microfoni di Agi è il consigliere delegato alle politiche sociali del Comune di Genova Mario Baroni, che parla di un costante arrivo di "migranti" minorenni. A spingere i giovanissimi a lasciare il loro Paese d'origine ed a partire alla volta dell'Italia, sarebbero, pare, i social network. "Attualmente abbiamo 327 minori stranieri non accompagnati presi in carico, un numero enorme rispetto al passato. Alcuni sono in comunità, altri in albergo", ha dichiarato Baroni. "Qui a Genova abbiamo 183 posti, tutti pieni a oggi, che ovviamente non sono sufficienti. Un'ottantina di minori è attualmente in albergo e stiamo studiando un piano d'intervento per far fronte a questa situazione", ha aggiunto.

Molti degli stranieri, stando a quanto dichiarato dalle autorità preposte, arrivano da Egitto, Tunisia, Albania, Somalia, Congo, Siria ed Afghanistan. Al momento i ragazzi alloggiano in alcune strutture alberghiere, in attesa di una migliore sistemazione. Il Ceis (Centro solidarietà Genova onlus) si trova in prima linea nell'accoglienza ai minori, come spiegato dal presidente Enrico Costa, che conferma il costante aumento del numero di giovani in arrivo. "Fino a qualche anno fa avevamo più a che fare con l'emergenza del profugo che scappa dalla guerra, da una tragedia, dalla violenza politica o religiosa della sua terra natia", ha dichiarato Costa. "Oggi ci interfacciamo più spesso con quello che cinicamente viene chiamato 'migrante economico'", ha aggiunto.

Ma da cosa dipende tutto ciò? Secondo Costa ad influire molto sarebbero i social network: "La costante diffusione in tempo reale d'immagini di ricchezza e opportunità di altri Paesi come l'Italia, la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, ma anche la possibilità di comunicare con chi è già partito, ha infuso a molti ragazzi, specie negli ultimi 5 anni, la giusta dose di coraggio per lasciare tutto e partire". È il passaparola a far avviare il processo. Le persone interessate a partire adesso sanno dove andare e come andarci, hanno contatti ed una vera e propria rete di accoglienza a cui rivolgersi, prima ancora di cercare i canali istituzionali.

"Migranti" sempre più giovani

Il fenomeno sta coinvolgendo sempre più giovani, se non addirittura minori o dichiarati tali. Secondo Costa, "su 1000 che arrivano, oggi il 20% sono minori". Si parla di 12enni, 13enni, pronti a lasciare tutto e partire alla volta dell'Europa.

Per rispondere a questa emergenza, il Ceis ha messo a disposizione diverse strutture a Genova, una di queste è il centro Galata, che ospita 20 ragazzi. Qui i giovani conducono una vita relativamente normale, e sono costantemente assistiti. A parlare di loro è il responsabile del centro Roberto Buzzi, che ad Agi racconta come i ragazzi abbiano già affrontato molte difficoltà malgrado la loro età anagrafica: "Parliamo di viaggi che durano sei-sette mesi: quando arrivano qui, questi ragazzini sono esausti. Noi siamo comunità di seconda accoglienza, quindi prima passano attraverso altre strutture che rappresentano una 'prima linea sul fronte'. Una volta da noi, comincia il vero percorso d'integrazione e costruzione del loro futuro". Fra le attività proposte ai ragazzi, anche la scuola, per poter acquisire sicurezza e consapevolezza. Molti, infatti, non solo non conoscono l'italiano, ma sono analfabeti. Il loro unico desiderio è quello di trovare un lavoro.

I ragazzi, spiega Buzzi, provengono da famiglie povere, alcuni hanno traumi sociali alle spalle. Ad avere maggiori difficoltà sarebbero i giovani tunisini, che hanno "problematicità comportamentali maggiori: sono più riottosi, sfuggono al legame, è qualcosa che va oltre l'aggressività dell'adolescente. Chi accoglie non viene visto da loro come il referente con cui creare una relazione, ma uno sconosciuto qualunque di passaggio da un luogo ad un altro".

"Fame di soldi"

Il presidente Enrico Costa si è detto preoccupato per il destino di questi ragazzi, che spesso ragionano solo in termini economici. Non hanno un sogno. Desiderano solo guadagnare denaro da inviare poi a casa. "Anche se tredicenni, hanno una fortissima fame di soldi: vogliono mandare denaro a casa, anche perché spesso i genitori li hanno spinti, o costretti, a partire proprio per questo", ha spiegato Costa. "Se si mischia questa fame all'ostacolo della incomunicabilità iniziale, il giovane viene naturalmente spinto tra le braccia di qualcosa di più comodo e veloce come l'illegalità: spaccio e piccola criminalità rappresentano l'Eldorado su cui mangiare e un regalo, purtroppo, per le associazioni criminali", ha aggiunto.

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