"Pure un ragazzino aggredito, ma vogliono vietare la caccia"

Dalla zona nord della Capitale al lago di Albano si moltiplicano le incursioni dei cinghiali, con tanto di aggressioni alla popolazione. L'appello dei cacciatori: "La fauna selvatica va gestita, il nostro ruolo è fondamentale"

"Pure un ragazzino aggredito, ma vogliono vietare la caccia"

Nei giorni in cui si discuteva di abolizione della caccia e della raccolta firme che, nei desiderata di alcune associazioni animaliste, dovrebbe portare all’abrogazione della legge che regola il prelievo venatorio, un accadimento inatteso ha gettato benzina sulla disputa. Siamo a Castel Gandolfo, comune alle porte di Roma che si specchia sul lago di Albano. La località ideale per trascorrere qualche ora a contatto con la natura, immergendosi nel verde dei sentieri che conducono alla spiaggia. Sentieri battuti dagli amanti del trekking, ma anche dagli animali selvatici, che sempre più spesso si spingono a valle in cerca di cibo.

Le prime incursioni risalgono alla scorsa estate. È il 17 giugno. Per la prima volta un gruppo di cinghiali viene sorpreso a pascolare sulle spiagge lacustri. Il fatto desta scalpore e per qualche giorno l’opinione pubblica si interroga sul da farsi. Qualche mese dopo un nuovo e ben più preoccupante avvistamento ha costretto l’amministrazione comunale e l’ente Parco dei Castelli Romani a prendere provvedimenti. Ma andiamo con ordine. Lo scorso 14 febbraio una famigliola come tante era a passeggio sulla spiaggia. All’improvviso un cinghiale sbuca dalla boscaglia e aggredisce uno dei tre figli della coppia. In città non si parla d’altro.

"Gli ha azzannato un gluteo, povera creatura, solo per miracolo i genitori sono riusciti ad allontanare quella bestiaccia", ci racconta un residente. Così dalla scorsa settimana, per scongiurare nuove aggressioni, l’area è stata recintata. Basterà a garantire la sicurezza degli habitué del lungolago? Stefano Iadecola, presidente territoriale di Federcaccia, scuote la testa. "Le transenne non sono sufficienti, ci vorrebbero degli interventi più incisivi, come la cattura programmata, che permetterebbe di spostare gli animali in zone più idonee, oppure – spiega – bisognerebbe organizzare la caccia di selezione".

"Negli ultimi anni – gli fa eco Paolo Cenciarelli, membro dell’Atc Roma 2 – il numero dei cinghiali è cresciuto a dismisura perché mancano i loro predatori naturali: i lupi". Il contenimento di specie fuori controllo come i cinghiali non è un affare da poco. Secondo una recente indagine di Coldiretti/Ixè negli ultimi dieci anni i cinghiali hanno raddoppiato la propria popolazione, superando la soglia dei 2 milioni di esemplari. Si tratta, spiega l'associazione in una nota, di "una specie ad alta mobilità in grado di percorrere grandi distanze e anche di attraversare i fiumi per spostarsi da un territorio all’altro alla ricerca di aree da saccheggiare provocando quasi diecimila incidenti stradali all’anno". E non solo.

"Raggiungono i 180 centimetri di lunghezza, possono sfiorare i due quintali di peso e hanno zanne che in alcuni casi arrivano fino a 30 centimetri (...) vere e proprie armi dalle conseguenze mortali per uomini e animali, e strumenti di devastazione su campi coltivati e raccolti". Ecco perché, secondo lo studio Coldiretti/Ixè, più di 8 italiani su 10 pensano che l’emergenza vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti.

È d’accordo anche Massimo Buconi, presidente di Federcaccia. "L’attività venatoria è una componente importante per il controllo delle specie". E a chi vorrebbe abolirla risponde: "L’emotività, l’affetto e l’empatia verso gli animali non sempre sono buoni consiglieri per far vivere in sicurezza la fauna selvatica e l’uomo".

"Ben vengano le aree protette e i parchi naturali - continua il ragionamento - ma gli animali selvatici vanno gestiti, non si può lasciar fare alla natura, o il risultato sarà disastroso". Lo sanno bene gli abitanti della zona nord di Roma, dove in alcuni quartieri, come Labaro e Ottavia, gli ungulati sono tornati a circolare a gruppi per le strade, rendendole di fatto inaccessibili ai cittadini.

Sono diversi i video circolati in rete nelle scorse settimane. Uno di questi immortala quattro cinghiali che passeggiano proprio davanti ad una scuola elementare, nei pressi di via Cortina D'Ampezzo. Poco lontano da lì, qualche giorno fa, un 29enne è stato caricato da uno degli animali selvatici, per fortuna senza conseguenze.

"Il cinghiale è un animale onnivoro che si spinge fin dove riesce a trovare cibo, compresi gli ambienti urbani", spiega Buconi. "Ma una situazione del genere è inaccettabile e pericolosa per le persone", commenta. "L'ambiente - è la stoccata diretta agli animalisti - c'è chi lo pratica e chi lo predica, sarebbe meglio che lo predicassimo meno e lo praticassimo tutti un po' di più".

La soluzione proposta dalle associazioni venatorie va nella direzione dell'ultima sentenza della Corte Costituzionale, che ha dato il via libera alla partecipazione dei cacciatori agli abbattimenti dei capi in esubero. "Il nostro ruolo è fondamentale per l'equilibrio dell'ecosistema, - ricorda il numero uno di Federcaccia - quando i cacciatori non ci sono le conseguenze sono evidenti, sia per l'ambiente che per l'uomo".

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